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MIGRANTI SULLE ORME DI SAN PAOLO
PER la Giornata Mondiale delle Migrazioni 18 gennaio 2009, che cade nel cuore dell’Anno Paolino, non sembri forzatura guardare all’Apostolo delle genti come Apostolo dei migranti ed egli stesso migrante. Apostolo dei migranti: «Mi sono fatto tutto a tutti» e, in primo luogo, «Giudeo con i Giudei» per guadagnarli a Cristo (Cfr 1Cor 9,20-22), non con i Giudei della madrepatria, affidati ad altri apostoli, ma con quelli della "diaspora", dispersi da un’emigrazione recente o di tempi lontani. Quindi missionario "ad migrantes", come i missionari di oggi per gli italiani all’estero o per gli immigrati in Italia.
E Apostolo migrante, perché "ad gentes", quelle vicine e soprattutto quelle lontane, in base al mandato ricevuto da Cristo: «Va’, perché io ti manderò lontano, tra i pagani» (At 22,21), fino agli estremi confini occidentali del mondo; così almeno nel suo chiaro progetto di raggiungere anche la Spagna passando dopo la tappa a Roma (Cfr Rm 15,24.28). Dunque è l’apostolo itinerante, in continuo movimento, come i migranti di ieri e di oggi, fra le genti «per guadagnarne il maggior numero» (1Cor 9,19).
È stata felice l’idea dei Vescovi filippini di inviare, in apertura dell’Anno Paolino, un messaggio a tutti i fedeli, ma con particolare riferimento ai dodici milioni di connazionali sparsi nel mondo. Ed è cosa singolare che i Vescovi raccomandino loro non semplicemente di conservare la fede predicata dall’Apostolo, ma di affiancarsi a lui per essere essi stessi, sul suo esempio e stimolo, apostoli delle genti: «Ispiratevi all’esempio dell’Apostolo Paolo e siate testimoni di Cristo fra tutte le genti della terra», sapendo «sfruttare al meglio l’incontro con genti diverse per tradizioni e cultura».
L’appello è rivolto ai migranti cristiani e tanto più alle nostre comunità cristiane, che siamo soliti chiamare "comunità di accoglienza"; un nome che nel suo senso più profondo e autentico comporta sia apertura di mente e di cuore, sia impegno concreto e generosa solidarietà verso ogni forma di mobilità umana: per queste nostre comunità e per ognuno di noi le migrazioni sono «momento favorevole» (2Cor 6,2), sono odierno areopago per dare il primo annuncio del vangelo ai non cristiani e per sostenere nella fedeltà al vangelo quelli che già sono cristiani, stimolandoli per di più ad essere, essi stessi, soggetti attivi di evangelizzazione. P. Bruno Mioli, Tu o Cristo...
O Dio Padre Epifania del SignoreCristo rischiari le tenebre di questa afflitta Terra
Celebriamo oggi la solennità dell’Epifania, ovvero della manifestazione di Gesù Cristo a tutto il mondo. Con la venuta dei Magi alla Grotta di Betlemme lo spazio e l’orizzonte della redenzione non è limitato più ad Israele e alla Palestina, ma al mondo intero. Il Bambino Gesù è il Salvatore di tutti e a Lui possono far riferimento popoli, culture, nazioni, religioni di tutta la terra e trovare in Lui la fonte stessa della verità e della vera felicità. padre Antonio Rungi VERSO L’INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIEDIVENTARE genitori dà una felicità che non ha eguali. La mamma ed il papà sono al colmo della loro gioia mentre tengono tra le braccia il loro piccolo o la loro piccola. Il loro compito è appena iniziato, hanno con loro un piccolo essere, già pieno di potenzialità che essi faranno emergere con la crescita. I genitori, poi, hanno anche tanto di bello da insegnargli, trasmettendogli tutta la loro esperienza, mostrandogli tutto il loro buon esempio.
Tutto questo lavoro si chiama educazione. L’educazione è il più alto incarico che possa essere affidato ad una persona. I genitori lo iniziano sin dal concepimento del loro bambino e proseguiranno per tutta la vita. Santuario di Guadalupe. Città del Messico (Giovanni Paolo II, luglio 2002). Se il papà e la mamma desiderano il meglio per i loro figli saranno allora generosi nello spendersi per lui formandolo ai valori umani e cristiani. Su questo tema la Chiesa pone l’attenzione nell’Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolge dal 16 al 18 gennaio a Città del Messico.
Le famiglie di tutto il mondo si soffermano sul compito affascinante, ma anche assai impegnativo che è quello della formazione di una persona. Per educare un figlio i genitori – oggi più che mai in questa società – hanno bisogno di forza, saggezza e vero amore. Dove trovare questi doni? Dove rivestirsi di queste qualità? Senza dubbio nel sacramento del Matrimonio che hanno ricevuto. In quella grazia soprannaturale c’è tutto per affrontare la meravigliosa avventura.
Luca Pasquale Santo Stefano Primo martire
La celebrazione liturgica di s. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio. Così al 26 dicembre c’è s. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 s. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i ss. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme. Del grande e veneratissimo martire s. Stefano, si ignora la provenienza, si suppone che fosse greco, in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse; il nome Stefano in greco ha il significato di “coronato”. Si è pensato anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica; certamente fu uno dei primi giudei a diventare cristiani e che prese a seguire gli Apostoli e visto la sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme. Gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7 narrano gli ultimi suoi giorni; qualche tempo dopo la Pentecoste, il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e sorsero anche dei dissidi fra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica, perché secondo i primi, nell’assistenza quotidiana, le loro vedove venivano trascurate. Allora i dodici Apostoli, riunirono i discepoli dicendo loro che non era giusto che essi disperdessero il loro tempo nel “servizio delle mense”, trascurando così la predicazione della Parola di Dio e la preghiera, pertanto questo compito doveva essere affidato ad un gruppo di sette di loro, così gli Apostoli potevano dedicarsi di più alla preghiera e al ministero. La proposta fu accettata e vennero eletti, Stefano uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia; a tutti, gli Apostoli imposero le mani; la Chiesa ha visto in questo atto l’istituzione del ministero diaconale. Nell’espletamento di questo compito, Stefano pieno di grazie e di fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo ma attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto. Nel 33 o 34 ca., gli ebrei ellenistici vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”. Gli anziani e gli scribi lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno, distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”. E alla domanda del Sommo Sacerdote “Le cose stanno proprio così?”, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, il più lungo degli ‘Atti degli Apostoli’, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti, l’avvento del Giusto, ma gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore. Rivolto direttamente ai sacerdoti del Sinedrio concluse: “O gente testarda e pagana nel cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l’avete osservata”. Mentre l’odio e il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”. Fu il colmo, elevando grida altissime e turandosi gli orecchi, i presenti si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre, i loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro Apostolo delle Genti, s. Paolo), che assisteva all’esecuzione. In realtà non fu un’esecuzione, in quanto il Sinedrio non aveva la facoltà di emettere condanne a morte, ma non fu in grado nemmeno di emettere una sentenza in quanto Stefano fu trascinato fuori dal furore del popolo, quindi si trattò di un linciaggio incontrollato. Mentre il giovane diacono protomartire crollava insanguinato sotto i colpi degli sfrenati aguzzini, pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, “Signore non imputare loro questo peccato”. Gli Atti degli Apostoli dicono che persone pie lo seppellirono, non lasciandolo in preda alle bestie selvagge, com’era consuetudine allora; mentre nella città di Gerusalemme si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata da Saulo. UN NATALE ALTERNATIVONELL’ATTUALE nostra società il sistema consumistico si è impadronito del Natale, della festa più intimamente religiosa, e ne ha fatto una festa rozzamente materialistica e commercialmente redditizia, svuotandola del suo vero senso.
Proprio in questa occasione emerge la verità di chi intende essere cristiano e non vuole «conformarsi alla mentalità di questo secolo» (Cfr Rm 12,2), di chi non vuole essere schiavo del consumismo. Il cristiano è una persona che va contro-corrente. E quindi celebra un Natale alternativo.
Per il cristiano il Natale è la festa della venuta del Signore in mezzo agli uomini, è la festa della manifestazione dell’amore di Dio («Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» Gv 3,16), di un Dio che si spoglia della sua onnipotenza e si riveste di debolezza, di un Dio che «svuotò se stesso» (Fil 2,7) assumendo la precaria natura umana, di un Dio che attira il nostro cuore con la tenerezza di un bambino.
Un Dio che «da ricco che era si è fatto povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà» (Cfr 2Cor 8,9). La nascita povera di Gesù è il segno della sua povertà radicale, che è il suo farsi uomo, mortale. Attraverso questa sua povertà ci ha arricchito della partecipazione alla sua vita divina. Alla luce di questa fede scopriamo la presenza di Cristo povero nei poveri della nostra società. È là che Egli ci attende.Mons. Giuseppe Greco A Maria Immacolata
LE LETTERE DI PAOLODELL’APOSTOLO Paolo ci sono giunte 13 lettere (la 14, agli Ebrei, non è sua). Costretto dalle circostanze, egli si vanta del suo lavoro apostolico,
delle rivelazioni, delle sofferenze subìte per Gesù (Cfr. 2 Cor 11,22-12,5), ma non si vanta mai delle sue Lettere. Ma esse sono quanto di più
prezioso egli ha lasciato in eredità alla Chiesa universale, sia per la fede, sia per le norme di vita cristiana. E questo l’ha potuto fare con
l’apostolato della penna, di cui ha sentito il bisogno e l’utilità, poiché così continuava a essere presente ai suoi fedeli con la sua "predicazione
scritta". San Paolo. Icona greca. Ricordiamo le 13 lettere di Paolo inviate alle comunità cristiane o ai suoi collaboratori: ai Romani, due ai Corinzi,
ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, due ai Tessalonicesi, a Filemone, due a Timoteo, una a Tito. Quattro sono dette "Lettere dalla
prigionia" (Colossesi, Efesini, Filippesi, Filemone), perché risultano scritte da una prigione, probabilmente da Roma. Tre lettere sono dette
"Lettere pastorali" (due a Timoteo e a Tito), perché scritte a "pastori": a Timoteo Paolo aveva affidato la chiesa di Efeso, e a Tito la chiesa
dell’isola di Creta.
Antonio Girlanda Immacolata Concezione
L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Il dogma non afferma solamente che Maria è l'unica creatura ad essere nata priva del peccato originale - e ciò fin da nove mesi prima della sua nascita, e cioè al momento del suo concepimento da parte di sua madre, Sant'Anna - ma aggiunge altresì che la Madre di Dio per speciale privilegio non ha commesso nessun peccato, né mortale né veniale, in tutta la sua vita. Per sottolineare l'importanza del dogma la Chiesa cattolica ha fissato per l'8 dicembre la solennità dell'Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria. L'8 settembre del 1857, papa Pio IX, ha inaugurato e benedetto a Roma (in Piazza di Spagna), il monumento dell'Immacolata. Papa Pio XII, nel giorno dell'Immacolata Concezione, ha iniziato a inviare dei fiori come omaggio alla Vergine; il suo successore, papa Giovanni XXIII, nel 1958, lasciò il Vaticano e si recò personalmente in Piazza di Spagna per deporre ai piedi della Vergine Maria un cesto di rose bianche e successivamente fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore. Tale consuetudine è stata continuata anche dai papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e oggi Benedetto XVI. La visita in Piazza di Spagna, prevede un momento di preghiera, quale espressione della devozione popolare. L'omaggio all'Immacolata prevede il gesto della presentazione dei fiori, la lettura di un brano della Sacra Scrittura e di un brano della Dottrina della Chiesa cattolica, preghiere litaniche e alcuni canti mariani, tra cui il Tota pulchra. Preghiera del Mattino
Signore, è l'alba fà che io vada incontro nella pace a tutto ciò che mi porterà questo giorno. Fà che io mi consegni totalmente alla tua volontà. Qualunque notizia io riceva oggi, insegnami ad accettarla nella quiete. In tutti gli eventi inattesi, non farmi dimenticare che ogni cosa proviene da te! Insegnami ad agire senza contristare nessuno. Signore insegnami a pregare, a credere, a perseverare, a soffrire, a perdonare... e ad amare! I 140 ANNI DELL’AZIONE CATTOLICA140 anni dell’Azione Cattolica Italiana o meglio 100 (dalla nascita, 1868) più 40 (dalla scelta religiosa), così si è voluto sottolineare in questo festoso "compleanno" dell’Associazione cattolica più conosciuta in Italia. Una storia lunga, intensa, fatta di tante persone, di Santi e Beati, ma anche di gente comune, che nel loro silenzio hanno operato e continuano, con il passar del tempo, il mutare velocemente della società, a lavorare per un grande valore: l’Amore, ma anche lottare per un ideale, credere e sperare. Più di 100.000 persone si sono riunite a Roma, nel ponte di maggio, per ricordare e riconfermare il proprio "sì Letizia Battaglino GESÙ BAMBINO
L'INFANZIA di Gesù è stata raffigurata dall’inizio della Chiesa. I cristiani pregano il Figlio di Dio fatto uomo e ricordano, come programma di vita, le parole: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore. Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli». L'’amore per l’umanità e l’infanzia di Gesù ha segnato Teresa di Gesù († 1582) e Giovanni della Croce († 1591), che l’hanno trasmesso ai Carmelitani Scalzi. Celebre è la statuina di Gesù Bambino di Praga, donata ai frati di quella città nel 1628 dalla principessa P. Lobkowitz, che lo raffigura in abiti regali esprimendo insieme la vera umanità e la divinità. Sempre nel Carmelo l’immagine fu venerata da Teresa di Lisieux († 1897), maestra dell’infanzia spirituale, e da Edith Stein († 1942), che si recò pellegrina a Praga e scrisse stupende pagine sulla regalità del Dio Bambino. Il culto a Gesù Bambino giunge ad Arenzano nel 1900, con un quadretto esposto dai Carmelitani nella loro chiesetta: semplice atto di pietà che avviò uno straordinario movimento di devozione. L’afflusso crescente dei devoti motivò la costruzione del Santuario (1904-1908). Davanti a questa immagine, in questi cento anni di vita, un numero sempre crescente di persone ha elevato le sue preghiere ricevendo grazie, beneficio, conforto. La vita è...
Cristo, so di essere amato per quello che è propriamente mio: la mia povertà; e sento il bisogno di amare per quanto in proporzione mi venne e mi viene ogni giorno perdonato. Credo nell'inestimabile dono della libertà, che illumina ma non costringe. So di portare dentro la presenza, il fermento di una speranza che va al di là della brevità della nostra giornata. Sento che la vita ha un ordine di sacrificio cui non ci si può rifiutare, senza sentirsi colpevoli; la vita è un dovere, la vita è un costo, la vita è un impegno, la vita bisogna guadagnarsela. (Luigi Ederle) REAGAN E LE PAROLE DELLA MADONNAC'E' UN PICCOLO EPISODIO, MOLTO POCO NOTO, CHE VALE LA PENA DI RACCONTARE COSì COME LO HA RIFERITO MARJA PAVLOVIC, UNA DELLE VEGGENTI DI MEDJUGORIE CHE ORA VIVE IN ITALIA Nel 1987, pochi giorni prima della storica firma del trattato tra Reagan e Gorbaciov sulla riduzione degli aramamenti nucleari, l'accordo che avviò la caduta della Cortina di Ferro, la ragazza incontrò davanti alla sua casa, in quel paesino della Bosnia, una coppia di americani. Giancarlo Giojelli SANTA CATERINA D’ALESSANDRIALA fonte più antica sulla vita della nobile Caterina, vergine e martire, vissuta nel III-IV sec., è una Passio greca del VI-VIII sec. che narra del suo rifiuto di sacrificare agli dei nel tempio di Alessandria per ordine dell’imperatore Massenzio (o Massimino) e di come convertì i sapienti della corte imperiale poi condannati a morte. Dopo aver rifiutato le seduzioni dell’imperatore fu imprigionata e, in seguito a numerose conversioni, fu condannata al supplizio della ruota dentata che però si spezzò e quindi venne decapitata. Secondo la leggenda il suo corpo fu portato dagli angeli sul Sinai in un luogo ancor oggi chiamato Gebel Katherin (la Montagna di Caterina). L’imperatore Giustiniano vi fece costruire il celebre monastero che porta il suo nome dove sono conservate le icone più antiche dell’Oriente cristiano. Gli emblemi della vergine alessandrina sono gli strumenti del martirio: ruota e spada, ed i segni della regalità e della saggezza: corona e libro. È venerata tra i 14 santi ausiliatori. Per la disputa con i sapienti pagani, sin dal Medioevo fu assunta, tra gli altri, come patrona degli studenti di teologia: la sua immagine appare sul sigillo dell’Università di Parigi e le tesi di laurea presentate nel giorno della sua festa erano chiamate catherinettes. Nell’icona indossa vesti regali di stile bizantino con incastonate pietre preziose come la corona che reca sul capo, la mano sinistra è aperta e con la destra impugna la croce, segno del martirio. Nel fondo oro in cui la luce annienta le ombre la stilizzazione delle forme, le campiture piatte di colore, la fissità dello sguardo rimandano ad una dimensione sovrannaturale. La liturgia bizantina la chiama "megalomartire" e così la celebra: «Dopo aver attraversato agile e leggera il mare di questo mondo, o martire, senza far esperienza delle sue ondate, o sapientissima, sei ora approdata a un porto tranquillo per offrire a Cristo, come multiforme ricchezza, o vergine, la schiera dei martiri, o Caterina beatissima». Tiziana De Blasi SONO NATO...
Sono nato nudo, dice Dio perchè tu sappia spogliarti di te stesso... Sono nato povero perchè tu possa considerarmi l'unica ricchezza... Sono nato in una stalla perchè tu impari a santificare ogni ambiente... Sono nato debole, dice Dio perchè tu non abbia mai paura di me... Sono nato per amore perchè tu non dubiti mai del mio amore... Sono nato di notte perchè tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà... Sono nato persona, dice Dio perchè tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso... Sono nato uomo perchè tu possa essere "dio"... Sono nato perseguitato perchè tu sappia accettare le difficoltà... Sono nato nella semplicità perchè tu smetta di essere complicato... Sono nato nella tua vita, dice Dio per portare tutti alla casa del Padre... (Lambert Noben) FESTA DEL CIAO![]() PROGRAMMA DELLA FESTA DEL CIAO DI DOMENICA 16 NOVEMBRE:
ORE 9.00: Accoglienza
ORE 9.30: Attività di gruppo
ORE 10.10: Preparazione Santa Messa
ORE 10.30: Santa Messa
ORE 11.30: Attività di gruppo
ORE 13.00: Pranzo a sacco
ORE 14.30: Grande gioco
ORE 16.30: Conclusione
I MIRACOLI DI GESÙDEI MIRACOLI di Gesù il più grande è Gesù stesso, il Dio fatto uomo. Questo evento colma di stupore il cuore del credente. Del credente: perché in realtà ogni miracolo è legato alla fede: può essere percepito solo alla luce della fede e può accadere in forza della fede o in vista della fede. «La tua fede ti ha salvato», diceva Gesù nel compiere un miracolo. Il miracolo fondamentale di Gesù è la sua risurrezione, dove risplende la sua vittoria sul male e sulla morte.
Tutti i miracoli operati da Gesù nella sua vita terrena sono "segni" (così preferisce chiamarli il Vangelo di Giovanni) della sua "gloria", della vittoria del regno di Dio sul regno di Satana, attestano la presenza misericordiosa di Dio in mezzo a noi e ne mostrano i frutti. Questi miracoli di Gesù rivelano la sua divinità, ma rivelano anche la sua ricchezza di umanità: egli, nei confronti del lebbroso, «mosso a compassione (letteralmente: sentendosi rivoltare le viscere), stese la mano, lo toccò e gli disse: lo voglio, guarisci!» (Mc 1,41). Gesù è quel Dio che non ci salva da lontano, ma assume la natura umana piagata, si fa vicino al lebbroso, lo "tocca", abbattendo ogni forma di emarginazione e di esclusione, non temendo il contagio; e viene "contagiato" divenendo, nella Passione, come un lebbroso, secondo la descrizione profetica di Isaia, «disprezzato e reietto dagli uomini, come uno davanti al quale ci si copre la faccia» (Is 53,3). Ecco il miracolo dell’amore. Gesù Cristo ci ha salvato a caro prezzo. Tutti i miracoli da Lui operati sono segni di questa salvezza.
Lettera ad un figlio
Figlio mio, quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato ed ho sperato che tu mi rivolgessi la parola, anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione, ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri...
Però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare. Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa per vestirti e sistemarti e io sapevo che avresti avuto del tempo, anche solo qualche minuto e dirmi "ciao"...
...Però eri troppo occupato...
Per questo ho acceso per te il cielo, l'ho riempito di colori e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi, però nemmeno di questo ti sei reso conto. Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato pazientemente tutto il giorno. Con tutte le cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa.
Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza e ho pensato di farti bagnare un pò perché l'acqua si portasse via il tuo stress. Pensavo di farti un piacere perché così tu avresti pensato un pò a me, ma ti sei infuriato ed hai offeso il mio nome; io desideravo tanto che tu mi parlassi, c'era ancora tanto tempo...
Dopo hai acceso il televisore, io ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la tv, hai cenato e ti sei dimenticato ancora di parlare con me... non mi hai rivolto il minimo pensiero...
Ho notato che eri stanco e ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela, in verità era bellissimo ma tu non eri interessato a vederlo...
Al momento di dormire credo che tu fossi distrutto, così dopo aver dato la "Buonanotte" alla famiglia sei caduto sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato...
Ho accompagnato il tuo sonno con una musica, i miei animali notturni si sono illuminati; ma non importa perché forse non ti rendi nemmeno conto che io sono sempre lì per te... Ho più pazienza di quanto non immagini...
Mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza con gli altri, Ti amo tanto che aspetto tutti i giorni una tua preghiera...
Il paesaggio che faccio è solo per te!!!
Bene, ti stai svegliando e ancora una volta io sono qui che aspetto senza niente altro che il mio Amore per te, sperando che almeno oggi tu possa dedicarmi un pò del tuo tempo...
Buona Giornata figliolo!
Tuo Papà... Dio
PERCHÉ È NECESSARIO ANNUNCIARE GESÚ CRISTO?È necessario annunciare, con gioia, Gesù Cristo perché lo chiedono: Dio Padre, Gesù Cristo, lo Spirito Santo, il Vangelo, la persona umana, il cristiano, la Chiesa, la società d’oggi. Dio Padre chiede che l’annuncio del Suo Figlio Gesù Cristo sia fatto a tutti. Per quale motivo? Perchè Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tim 2,4). Per questo: • Egli invia il Suo Figlio Gesù Cristo, che è la Sua Parola definitiva e perfetta e il nostro Salvatore • e dona lo Spirito Santo, grazie al quale crediamo in Cristo e invochiamo Dio come Padre. In quale modo Dio vuol far conoscere a tutti il Suo Figlio? Dio ha inscritto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscerLo e amarLo, e non cessa di attirare ogni persona a Sé, per mezzo del Suo Figlio nello Spirito Santo. Nello stesso tempo affida a degli uomini, da Lui convocati nella Chiesa Suo Popolo, la missione di far conoscere il Suo Figlio e di comunicare la salvezza da Lui attuata. Gesù Cristo è venuto in questo mondo perché “tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Come Gesù Cristo attua tale missione? Egli: • annuncia la ‘Buona Novella’ a tutti; • offre la sua vita, morendo in croce, “per voi e per tutti, in remissione dei peccati” (cf. Mt 26,28); • prima di tornare dal Padre, ha dato quest’ordine ai Suoi discepoli: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19) • si presenta come diverso dagli altri, come Unico! Perchè Gesù Cristo è Unico? In quanto Egli è l’Unico Figlio di Dio, consustanziale a Dio Suo Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30). Dio ha detto e ha donato tutto se stesso nel suo Figlio Unigenito Gesù Cristo. Per questo non c'è da aspettare nessuna altra nuova rivelazione o dono: sarebbe un'offesa nei riguardi di Cristo, Unico, perfetto e definitivo Rivelatore di Dio. Per questo, Lui, e solo Lui: • ci fa conoscere in maniera piena, perfetta e definitiva Dio Padre: “Chi vede me, vede il Padre” (Gv 14,9); • ci dona, con la Sua morte e la Sua risurrezione, la vera e la piena salvezza: “In nessun altro c’è salvezza; non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12). Il nostro compito pertanto è di lasciarci guidare dallo Spirito Santo nell’accogliere Gesù Cristo, nel crescere sempre più nella sua conoscenza e nella sua intimità di vita: nel conoscere, celebrare, pregare, vivere, testimoniare Lui, il Cristo. Gesù Cristo toglie qualcosa all’uomo? Gesù Cristo non toglie nulla all’uomo, anzi Lui: • dona la vita nuova divina di figli di Dio; • porta a compimento, dopo averlo purificato, quanto di vero-buono-bello c’è in ogni persona e in ogni religione; • realizza pienamente le autentiche aspirazioni dell’uomo; • apre all’uomo orizzonti nuovi, gli indica la strada e gli dona la grazia per realizzarli; • non diminuisce, ma esalta la libertà umana e la sollecita verso il suo compimento, nell’incontro gioioso con Dio e nell’amore gratuito e premuroso per il bene di tutti gli uomini. Lo Spirito Santo effuso in noi da Dio Padre, per mezzo di Cristo morto-risorto, ci spinge ad essere annunciatori, affinché tutti “conoscano te, l’unico vero Dio e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3). Con la sua luce e la sua grazia, l’umanità può, in Cristo, “trovare, in una pienezza insospettabile, tutto ciò che essa cerca su Dio, sull’uomo e sul suo destino, sulla vita e sulla morte, sulla verità”, come ricorda Giovanni Paolo II, nella Enciclica Redemptoris missio (n.8). Il Vangelo va annunciato a tutti. Perchè? In quanto esso è capace di: • Entusiasmare la persona di qualunque età, cultura, lingua… • Permeare ogni forma di vita che a priori non la esclude. E questo perché la Parola di Cristo non è legata “in modo esclusivo ed indissolubile con nessuna nazione o stirpe, con nessun particolare modo di vivere, con nessuna consuetudine antica o recente” (Conc.Vat. II, GS 58). Il Vangelo è per tutte le culture, e queste possono tutte essere “fermentate” dal Vangelo: come il seme che cade sul terreno, e là dove è possibile germina e fruttifica; oppure come il lievito che fermenta la massa, o il sale che dà sapore al cibo, o la rugiada e la pioggia che permette ad ogni vegetazione di crescere. • “Il Vangelo di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura dell’uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed eleva la moralità dei popoli, restaura in Cristo le qualità spirituali e le doti di ciascun popolo” (GS 58). La persona umana, proprio in quanto capace di dialogo con il suo Creatore, ha il diritto e il dovere di: • ascoltare la Verità, nella maniera più autentica, integra, completa che sia possibile: la “Buona Novella” di Dio che si rivela e si dona in Cristo. In tal modo la persona realizza in pienezza la sua propria vocazione; • annunciare la Verità, per condividere con gli altri la propria Fede: è proprio dell’uomo il desiderio e l’impegno concreto per far partecipare gli altri ai propri beni, che ha ricevuto in dono e che apprezza; • vivere in pienezza la propria vita: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Perchè la persona ha bisogno dell’annuncio di Cristo? In quanto Cristo: • libera l’uomo dal peccato e lo fa diventare figlio di Dio; • svela all’uomo la propria integrale e originale identità e gli dona la capacità di realizzarla; • ha anche sull’uomo di oggi una straordinaria forza di attrazione e di convincimento. Per questo è necessario annunciare a tutti, in modo sereno e positivo la Verità cristiana nella sua integrità, nella sua completezza, nella sua armonia, e, perchè no?, anche nella sua bellezza, che tanto affascina l’uomo d’oggi. Sarà così possibile per la persona conoscere e accogliere, nella libertà, quello splendor veritatis che è Cristo stesso, il quale non toglie nulla di ciò che nell’uomo e nel mondo c’è di vero, buono, bello: anzi tutto questo viene purificato, potenziato, completato proprio da Cristo. Il Cristiano, ogni cristiano in quanto tale, ha il diritto e dovere di annunciare Gesù Cristo. Qual è il fondamento di tale diritto/dovere? Tale diritto/dovere: • si fonda sulla libertà religiosa, diritto naturale di ogni uomo; • è un’esigenza profonda della vita di Dio in lui. La necessità di annunciare il Vangelo a tutti nasce nel cristiano dall’esigenza di condividere con gli altri quanto di originale, di specifico, di unico egli ha ricevuto da Dio, e cioè la Fede; • si fonda sul comando di Cristo: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà, sarà condannato” (Mc 16,15-16); • l’annuncio di Cristo è indispensabile perché gli altri possano conoscere e accogliere Cristo per ottenere la salvezza. Infatti per credere in Lui, occorre sentir parlare di Lui, necessita uno che, dopo averLo conosciuto, Lo annunzi agli altri. Infatti: “Come potranno invocarLo senza aver prima creduto in Lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che Lo annunzi?” (Rm 10, 14). |
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