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PREGHIERA - Kahlil Gibran
Dammi il supremo coraggio dell'Amore, questa è la mia preghiera, coraggio di parlare, di agire, di soffrire, di lasciare tutte le cose, o di essere lasciato solo. Temperami con incarichi rischiosi, onorami con il dolore, e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò Dammi la suprema certezza nell'amore, e dell'amore, questa è la mia preghiera, la certezza che appartiene alla vita nella morte, alla vittoria nella sconfitta, alla potenza nascosta nella più fragile bellezza, a quella dignità nel dolore, che accetta l'offesa, ma disdegna di ripagarla con l'offesa. Dammi la forza di amare sempre e ad ogni costo. MESSAGGIO DI TENEREZZAQuesta notte ho fatto un sogno,
ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore, e sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della mia vita. Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita proiettato nel film apparivano orme sulla sabbia: una mia e una del Signore. Così sono andato avanti, finchè‚ tutti i miei giorni si esaurirono. Allora mi fermai guardando indietro, notando che in certi posti c'era solo un'orma... Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita: i giorni di maggior angustia, di maggiore paura e di maggior dolore... Ho domandato allora: "Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita, ed io ho accettato di vivere con Te, ma perché‚ mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori della mia vita?". Ed il Signore mi ha risposto: "Figlio mio, io ti amo e ti dissi che sarei stato con te durante tutta la camminata e che non ti avrei lasciato solo neppure per un attimo, ebbene non ti ho lasciato... I giorni in cui tu hai visto solo un'orma sulla sabbia,sono stati i giorni in cui io ti ho portato in braccio". Le tentazioni
Carissimi,ieri 13 Febbraio c'è stato l'incontro giovani eravamo pochini 7,ma siamo fiduciosi per i prossimi incontri...i Muffin c'hanno fatto compagnia NUTELLA FOR EVER.Ecco di seguito il tema della serata : Le Tentazioni.Ringraziamo Valentina per la sua disponibilità. Tentazioni di Gesù Mt 4,1-11 (Mc 1,12-13; Lc 4,1-13). Mettiamoci in ascolto della Parola per vedere come Gesù ha vissuto la fatica e la prova, come è riuscito a non incastrarsi nelle fatiche e come anche noi possiamo riuscirci…1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"». 5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: L’episodio delle tentazioni di Gesù è presente nei vangeli agli inizi della Sua vita, i discepoli non c’erano, l’unica persona presente è Gesù…probabilmente è Gesù stesso che racconta qualcosa di sé, ha creduto che fosse importante condividere con l’uomo quest’esperienza, si mostra a noi nella fatica e nel rischio di sbagliare. Il bene e il male, la lotta tra il buio e la luce, tra la vita e la morte, ci sono sempre stati e anche il Figlio di Dio ha vissuto questa lotta, non se l’è risparmiata, ha condiviso con noi l’esperienza dell’angoscia e della fatica, ha condiviso con noi il nostro più grande dramma: la libertà. Vivere questo passaggio è necessario per verificare la nostra scelta, non è un tranello, ma un’occasione di incontrare Dio e scegliere il Signore in modo più forte nella vita. E’ proprio lo Spirito che porta Gesù nel deserto, che gli fa intuire questa necessità e allora possiamo credere che anche dentro il deserto siamo custoditi dallo Spirito di Dio, non dobbiamo provare paura nella tentazione perché Dio è con noi. Il verbo "tentare" è uguale a "verificare". E’ un bivio: in mezzo c’è la nostra decisione, la nostra scelta. Siamo di fronte alla verità di noi e del nostro cuore. Questo spazio della vita è previsto per ognuno, l’unica risposta non-prevista è la risposta di ciascuno di noi. "Dove siamo": Il brano delle tentazioni è subito dopo il battesimo di Gesù, quando il Padre fa risuonare la Sua voce "Tu sei il Figlio mio prediletto in cui mi sono compiaciuto", Gesù ha questa consapevolezza: sa chi è Lui per il Padre ed è forte di questa identità precisa. Come Gesù entra nel deserto? Il deserto è il luogo dove s’incontra Dio: ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore (Os 2,14), è il luogo dell’essenziale, Dio ci insegna che sono necessarie solo poche cose, ci mette nella situazione che il di più pesa. Gesù vi entra pieno di Spirito santo e digiunando per quaranta giorni. Il digiuno non è un sacrificio, ma una questione di verità su se stessi, il non-mangiare ci richiama al bisogno, al nostro sentirci creature, gente che per vivere ha bisogno anche solo di un pezzo di pane."Quando arriva il diavolo di fronte a Gesù?": quando inizia a sentire fame. Il tentatore, il diavolo, è colui che divide, non sopporta che stiamo vicino con Dio, vuole dividerci da Lui, tenta di insinuarsi nel rapporto Padre-figlio per distruggerlo. Nel brano ci sono tre grandi tentazioni che includono tante microtentazioni: la madre di tutti i dubbi è "Se tu sei il Figlio di Dio". Il diavolo cerca di mettere il dubbio sulla nostra identità: chi sei tu e su chi è Dio per te. Insinua il dubbio proprio in quel rapporto Padre-figlio. Il diavolo è il "principe del se"…se gli diamo spazio facendogli rompere il rapporto col Padre, diventiamo campo aperto per i miraggi e continueremo a bere solo sabbia! La prima cosa che il male vuole da noi è un colloquio, all’inizio può sembrare anche buono ma ci inizia a indebolire; è stato cosi per Eva quando il serpente le chiese: "E’ vero che Dio vi ha detto di non mangiare dell’albero?" Eva si mette a parlare col serpente, lui si preoccupa per te, ti diventa amico, ancora non ti chiede di peccare, ma ti offre soluzioni illusorie e comode: "non morirete affatto se ne mangerete, anzi in quel giorno, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio". Il peccato è sempre una proposta a fare a meno di Dio e iniziare a coccolare i pensieri ci rende deboli. Gesù risolve il suo colloquio col diavolo nel deserto molto meglio di Eva, risponde con la Parola: "Sta scritto". Ogni crisi è crisi di memoria, quando dimentichiamo, mettiamo in crisi il cammino che il Signore ci ha fatto fare. La Parola è dunque lo strumento per fare memoria e non entrare in tentazione.
Le tentazioni di Gesù
La tentazione del pane Ricordando ciò che è stato detto a Gesù quando era sulla croce "Ha salvato altri salvi se stesso", potremmo dire anche "Ha sfamato altri, perché non sfama se stesso?" il primo motivo è che gli manca qualcuno per fare il miracolo, il Signore non agisce per se stesso, il secondo motivo è che quando Gesù fa un miracolo, lo fa sull’offerta di qualcuno – ricordate i 5 pani e 2 pesci? – il miracolo dunque non è magia, si compie su un’offerta viva, non su cose morte come un sasso.
Le nostre tentazioni
La tentazione della fame: di cosa abbiamo fame? Dio sazierà le nostre tante fami? Tentiamo di sostituire Dio con le cose e con le persone temendo che non basti? Le tentazioni di Gesù La tentazione del potere E’ la tentazione del controllo sulle cose, sulle persone, sulle situazioni. Gesù rifiuta di sfidare Dio, di sostituirsi al Padre, rifiuta di essere servo e schiavo del potere. Gesù è uomo libero che ama la libertà dell’uomo.
Le nostre tentazioni La tentazione delle sicurezze: se lasciamo le redini, chi guida? chi controlla le nostre vite? Ci sentiamo liberi o schiavi?chi o cosa serviamo?Le tentazioni di Gesù La tentazione di Gerusalemme
E’ la tentazione più pericolosa, si insinua nel modo con cui il Messia deve adempiere al progetto, alla volontà del Padre. Il diavolo propone a Gesù un’altra via rispetto a quella che Dio ha pensato, non la morte in croce, e tornerà a tentarLo anche nel Getsemani quando nella notte in quell’orto cercherà nuovamente di separarlo dal Padre: "stai facendo tanta fatica per niente, nessuno capirà".
Le nostre tentazioni
La tentazione della sequela facile Non c’è sequela e ricerca del Signore se non passando attraverso la fatica e la prova. Impariamo a seguire le Sue orme, a stare dietro di Lui. Gesù diventerà tutto ciò su cui è stato tentato in opposizione: si farà PANE per rimanere sempre con noi e sfamare la nostra fame da dentro, si farà RE, innalzato sulla croce e sovrano della libertà di amare fino in fondo, vincerà gli uomini amandoli, non costringendoli, si farà OBBEDIENZA al Padre, si butterà non dal pinnacolo, ma nell’abbraccio, nella volontà del Padre fino alla fine.
L’abbandono è la fine di ogni paura… non si capisce, si vive! Il muro.In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all'altra.
SAN GAETANO CATANOSOGli anni della formazione GAETANO CATANOSO nacque a Chorio di San Lorenzo, nell’Arcidiocesi di Reggio Calabria, il 14 febbraio 1879 da Antonio Catanoso e Antonina Tripodi, agricoltori profondamente cristiani. Lo stesso giorno ricevette il Battesimo e nel 1882 il sacramento della Confermazione. All’età di dieci anni, avvertita la chiamata al sacerdozio, entrò nel Seminario Arcivescovile di Reggio. Terminato il periodo di formazione, fu ordinato sacerdote dal Cardinale Gennaro Portanova, il 20 settembre 1902. In quella occasione manifestò pubblicamente il proposito di voler essere un degno ministro di Cristo e ai parenti ed amici domandò di pregare per lui affinché il Cuore di Gesù lo avesse condotto alla santità. Fece allora la promessa di non commettere mai alcun peccato deliberato e di stare alla presenza di Dio ogni istante della vita. Parroco a Pentidattilo Per due anni fu prefetto d’ordine in Seminario. Quindi, nel 1904, venne nominato parroco di Pentidattilo, un piccolo paese dell’Aspromonte, dove prosperava la povertà, l’analfabetismo, l’ignoranza religiosa e dove la gente viveva in silenzio il dramma dell’emarginazione e talvolta della prepotenza. Il Catanoso, senza attardarsi in teorizzazioni pastorali o sociologiche, si dedicò immediatamente ed interamente alla missione di pastore, facendosi tutto a tutti. Condivise le privazioni, i disagi, le gioie e le pene della sua gente. Fin d’allora il popolo ravvisò in lui il carisma della paternità e spontaneamente cominciò a chiamarlo «padre », appellativo che mai più lo avrebbe abbandonato, perché meglio di ogni altro qualificava la sua personalità sacerdotale e pastorale.Fu diligente nell’annuncio della parola di Dio e nell’insegnamento della dottrina cristiana, edificante nella celebrazione dei divini misteri, assiduo al ministero delle Confessioni, generoso con le famiglie bisognose, premuroso con i malati. Per i giovani, che non potevano frequentare le scuole pubbliche, aprì una scuola serale gratuita ed egli ne fu l’insegnante. Collaborò nella predicazione e nell’amministrazione del sacramento della Penitenza con i parroci più vicini. Missionario del Volto Santo A Pentidattilo fu come incendiato dalla devozione al Volto sofferente del Signore. Abbracciò la missione di diffonderne il culto tra il popolo e di coinvolgere i sacerdoti e i laici nell’apostolato della riparazione dei peccati, specialmente della bestemmia e della profanazione delle feste religiose. « Il Volto Santo — affermava — è la mia vita. Lui è la mia forza »; ed ancora: «Gesù ha bisogno di molte Veroniche per i peccati di bestemmia e di sacrilegio e di molti Cirenei per la Croce sempre più pesante dei più poveri senza conforto e senza aiuto ». Con una felice intuizione unì questa devozione alla pietà eucaristica. Al riguardo scriveva: «La devozione al Volto Santo si incentra nel sacro velo della Veronica dove nostro Signore impresse col suo preziosissimo sangue i lineamenti della sua Faccia divina. È una reliquia preziosissima che la Chiesa conserva e che noi adoriamo. Ma se vogliamo adorare il Volto reale di Gesù, non l’immagine sola, questo Volto noi lo troviamo nella divina Eucaristia, ove col Corpo e Sangue di Gesù Cristo si nasconde sotto il bianco velo dell’ostia il Volto di Nostro Signore ». E siccome Cristo è presente anche in ogni uomo che soffre, si sforzò di riportare l’immagine del Creatore sul volto di tutti coloro che ne fossero privi a causa del peccato. Nel 1918 divenne «Missionario del Volto Santo », iscrivendosi all’Arciconfraternita di Tours. L’anno successivo istituì a Pentidattilo la Pia Unione del Volto Santo e più tardi fondò un bollettino che diffondeva tale devozione. Promotore dell’Opera dei Chierici Poveri Convinto che la rinascita spirituale e morale delle popolazioni calabresi non sarebbe stata possibile senza l’attività pastorale dei sacerdoti, promosse l’Opera dei Chierici Poveri, il cui scopo era quello di offrire ai giovani, sprovvisti di mezzi, il necessario per poter raggiungere il Sacerdozio. «Chiamiamo a raccolta — scriveva — tutte le nostre energie per dare alla Chiesa molti e santi sacerdoti, aiutando le vocazioni povere. È specialmente nelle nostre campagne dove si trovano i fiori più belli che aspettano la mano pietosa che li raccolga e li trapianti nell’aiuola del Signore. Non sono dunque le vocazioni che vengono a mancare, come vanno ripetendo alcuni che hanno il cuore chiuso alla generosità ». Ed aggiungeva: «Ben volentieri vorrei si convertisse in lagrime tutto il mio sangue, se con questo sacrificio potessi portare avanti tante vocazioni povere, che domani diminuiranno il pianto della Chiesa, che è madre delle anime, e il pianto di tante anime confortate dal ministero sacerdotale ». L’impegno pastorale a Reggio Calabria Dal 1921 al 1940 fu parroco, nella città di Reggio, della Chiesa di Santa Maria della Purificazione (detta anche della Candelora), dove, coadiuvato dal fratello sacerdote, don Pasqualino, svolse un’attività ancora più intensa e più vasta. Tra i suoi impegni, un posto preminente occuparono l’evangelizzazione, la catechesi, le missioni al popolo, il culto dell’Eucaristia, il ministero delle Confessioni, l’assistenza ai poveri, ai malati e ai perseguitati da associazioni criminose, l’opera delle vocazioni sacerdotali, l’accoglienza di quanti ricorrevano a lui. Non volle mai porre limiti al suo zelo apostolico e ben se ne accorsero i suoi superiori che gli affidarono anche altri incarichi, spesso alquanto gravosi: direttore spirituale del Seminario Arcivescovile (1922-1949), cappellano degli Ospedali Riuniti (1922- 1933), confessore degli Istituti Religiosi cittadini e del carcere (1921- 1950), canonico penitenziere della Cattedrale (1940-1963), rettore della Pia Unione del Volto Santo, trasferita da Pentidattilo a Reggio nel 1950, con decreto di Mons. Demetrio Moscato, Arcivescovo di Salerno ed Amministratore Apostolico di Reggio e di Bova. Fondatore delle Suore Veroniche del Volto Santo Negli anni trascorsi nell’Aspromonte, il Catanoso era venuto a diretto contatto con una difficile realtà sociale e religiosa. «Ancora nel lontano 1920 — scriveva — visitando molti paesi sperduti sui monti della Calabria e predicando in quasi tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi, ho sentito una stretta al cuore nel vedere tanti bambini innocenti esposti alla corruzione, tanti giovanetti senza guida e senza orientamento nella vita, troppe chiese povere spoglie e tanti tabernacoli senza il dovuto decoro. Sacerdoti sofferenti e senza assistenza ». Cominciò così a concretizzarsi in lui il pensiero di dar vita ad una congregazione religiosa femminile, che avesse propagato la devozione al Volto Santo di Gesù e portato conforto ai sacerdoti più bisognosi ed aiuto alle parrocchie più sperdute ed abbandonate. Nel 1934, pertanto, incoraggiato anche da San Luigi Orione, che gli era amico da tempo, fondò le Suore Veroniche del Volto Santo, che nel 1953 vennero canonicamente approvate dall’Arcivescovo Giovanni Ferro e, successivamente, anche dalla Santa Sede. Egli stesso disse che le sue suore dovevano essere «gente che sa parlare alla propria gente, che ama il Signore in semplicità, che non chiede se nel paese dove è mandata c’è la casa o il giardino. Gente che va senza pretendere nulla, che si sacrifica, che soffre, che aiuta la Chiesa ». Aggiungeva: « Il vostro posto è quello che gli altri hanno rifiutato, tra la gente più povera e più umile ». Secondo questi criteri guidò il suo Istituto, aiutandolo a superare non poche difficoltà e ad estendersi in varie parrocchie dell’Arcidiocesi di Reggio ed oltre. Un tempio per il Signore Per dare ulteriore sviluppo e vigore a quella devozione che era il fulcro della sua spiritualità e del suo apostolato, progettò la costruzione di un tempio dedicato al Volto Santo. Il sopraggiungere della morte non gli permise di vederne la realizzazione. La Provvidenza, però, gli concesse molto di più; gli concesse di poter fare della sua persona un tempio spirituale per il Signore (cf. 2 Cor 6, 26), un vero santuario vivente, che fu un punto di riferimento per l’intera città di Reggio. A lui ricorrevano con fiducia gli Arcivescovi della città, i sacerdoti, le suore, i seminaristi, i laici, che trattava sempre con tenerezza e cordialità. Non spezzava la canna incrinata e non spegneva il lucignolo fumigante (cf. Mt 12, 20), invece incoraggiava tutti a lodare Dio con la propria vita e a vincere il male con il bene. Con i poveri, per i poveri Autentico missionario del Vangelo, non si limitò a santificare se stesso, ma con la parola, gli scritti e le opere dette una splendida testimonianza di fedeltà a Cristo e promosse una pacifica e progressiva mobilitazione di anime, concretamente ed umilmente impegnate a migliorare le condizioni religiose della Calabria. Non restò indifferente neppure ai mali sociali, che sono la naturale conseguenza del peccato. Quindi, con la forza della carità e dell’umiltà, cercò di restituire ai poveri la loro dignità e di estirpare dalla società tutto ciò che si oppone al disegno divino. La centralità dell’Eucaristia e la devozione alla Madonna Coltivò la sua vita interiore, riuscendo ad armonizzare la dedizione alle anime con l’amore al raccoglimento e alla preghiera. La Messa celebrata ogni giorno e la frequente adorazione del Sacramento dell’altare furono l’anima del suo sacerdozio e il sostegno del suo apostolato. Documento importante della centralità che l’Eucaristia ebbe nella sua vita è l’«Ora eucaristica sacerdotale », da lui pubblicata per la prima volta nel 1915. Praticò il sacrificio, la mortificazione e la penitenza. Accettò con pazienza le malattie e la cecità che l’afflisse nell’ultimo scorcio di vita. Non solo evitò attentamente ogni forma di peccato, ma fu un banditore instancabile dell’apostolato della riparazione. Egli stesso, nel 1929, si offrì vittima al Cuore di Gesù, desiderando di completare nella propria carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa (cf. Col 1, 24). Nutrì per la Vergine Maria una devozione semplice e fervorosa, che irradiò tra le sue suore e il popolo. Fin dalla fanciullezza aveva imparato a recitare quotidianamente il rosario e continuò a farlo fino alla morte. La corona del rosario era sempre tra le sue mani. La morte Anche nella vecchiaia, per quanto gli fu possibile, non tralasciò mai i suoi doveri sacerdotali e i suoi impegni pastorali, mentre con grande serenità si preparava all’incontro definitivo con Dio. Nell’ultima malattia spesso sussultava di gioia esclamando: «Com’è bello il Signore! Com’è bello il Signore! ». Con il conforto dei sacramenti, si spense santamente il 4 aprile 1963 a Reggio, nella Casa Madre della Congregazione che lui aveva fondato.Il clero e il popolo, che lo consideravano santo, parteciparono numerosi ai solenni funerali, presieduti dall’Arcivescovo, il quale, avendolo ben conosciuto, potè dire che il Padre Catanoso era stato «un piissimo sacerdote che ha sempre insegnato nella sua lunga vita come si ama e si serve il Signore ». Fu annoverato tra i Beati da Papa Giovanni Paolo II, il 4 maggio 1987.
http://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20051023_catanoso_it.html La preghiera di san francescoOh Signore fa di me uno strumento della tua Pace:
Dove è odio, fa che io porti l'Amore. Dove è offesa, che io porti il Perdono. Dove è discordia, che io porti l'Unione. Dove è dubbio, che io porti la Fede. Dove è errore, che io porti la Verità. Dove è disperazione , che io porti la Speranza. Dove è tristezza, che io porti la Gioia. Dove sono le tenebre, che io porti la Luce. Oh Maestro, fa che io non cerchi tanto : Ad essere consolato, quanto a consolare. Ad essere amato quanto ad amare . Poichè : Si è : Dando, che si riceve ; Perdonando, che si è perdonati ; Morendo, che si risuscita a Vita Eterna
San Francesco d'Assisi
ABITI PRIMA COMUNIONEMARTEDI 12 FEBBRAIO, ORE 16 , PRESSO I LOCALI DELLA PARROCCHIA, SARA' POSSIBILE INCONTRARE IL SARTO PER LA SCELTA DEGLI ABITI DI PRIMA COMUNIONE. I GENITORI INTERESSATI SONO TUTTI INVITATI.Il cuore più bello del mondo!C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti glielo ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse: Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore, che non era più il cuore più bello del mondo, eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui. ... l'uomo guarda l'apparenza; il Signore guarda il cuore! Dai il meglio di te..
Dai il meglio di te... L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico NON IMPORTA, AMALO Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici NON IMPORTA, FA' IL BENE Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici NON IMPORTA, REALIZZALI Il bene che fai verrà domani dimenticato NON IMPORTA, FA' IL BENE L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo NON IMPORTA, COSTRUISCI Se aiuti la gente, se ne risentirà NON IMPORTA, AIUTALA Da' al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci NON IMPORTA, DA' IL MEGLIO DI TE 3FEBBRAIO 2008 : GIORNATA NAZIONALE DELLA VITA
PROGRAMMA CARNEVALE 2008
Come ogni anno, anche per il carnevale 2008 tutti i bambini ( e non!!) sono invitati a partecipare alla sfilata in maschera per le vie del paese che avrà per tema IL CIRCO. L'appuntamento è fissato per martedi 5 febbraio alle ore 14.30 in piazza San Giuseppe. Dalla piazza si partirà in sfilata fino al Santuario di Maria SS di Porto Salvo dove vi sarà un momento ricreativo animato dalle catechiste ( e non). Tra giochi, canti, balli e l'esibizioni dei piccoli dilettanti, si disputerà anche il concorso per la MASCHERA PIù ORIGINALE. Il pomeriggio si concluderà con la meRenda gentilmente offerta dai genitori. Dolci e bibite potranno essere portati direttamente al Santuario dai genitori dopo aver accompagnato i bambini in piazza. VI ASPETTIAMO NUMEROSI
SAN VALENTINO
Fu convertito al cristianesimo ed ordinato vescovo da San Feliciano di Foligno nel 197. San Valentino patì il martirio anche per aver unito in matrimonio, una giovane credente cristiana ed un legionario romano di religione pagana. Valentino contravvenne quella che era la regola del tempo, ossia l'impossibilità di conciliare religioni diverse. È commemorato nel Martirologio romano il 14 febbraio. Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni dove sorge la basilica in cui sono attualmente custodite, racchiuse in una teca; accanto, una statua d'argento reca la scritta: San Valentino patrono dell'amore. La festa di San Valentino venne istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) una ispirata al messaggio d'amore diffuso dall'opera di San Valentino. Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo. Sono molte le leggende, entrate a far parte della cultura popolare, su episodi riguardanti la vita di Valentino da Interamna:
DON BOSCO Straordinario educatore e indimenticabile parroco, Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 in una famiglia contadina poverissima a Becchi Castelnuovo d'Asti (oggi rinominata Castelnuovo Don Bosco). Rimasto orfano di padre a soli due anni matura la vocazione sacerdotale fin da subito. CHI SIAMO...Il gruppo giovani nasce sul finire del 2007 nel tentativo di dare largo spazio ai giovani e alle loro esigenze. A tale fine, il gruppo è aperto a tutti i giovani-adulti di età compresa tra i 15 e i 30 anni che abbiano voglia di confrontarsi e di mettere a disposizione degli altri la propria esperienza.
Gi incontri sono accompagnati da momenti di preghiera collettiva e da simpatiche iniziative di volta in volta proposte e realizzate. CHI SIAMO...La Caritas Italiana è l'organismo pastorale della CEI che si prefigge lo scopo di promuovere «la testimonianza della carità nella comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica» (art.1dello Statuto). Nasce Nasce nel 1971, per volere di Paolo VI, nel tentativo di far crescere nelle persone, nelle famiglie, nelle comunità, il senso cristiano di solidarietà. Per perseguire il suo impegno la Caritas Italian si distribuisce sul territorio in 220 Caritas diocesane.
SPORTELLO CARITASLo sportello Caritas è aperto a chiunque ne abbia bisogno ogni martedi dalle ore 17 alle ore 19, presso i locali della parrocchia.
Per casi urgenti è possibile rivolgersi al parroco don Cosimo Latella o alla responsabile Pina Azzarà.
Chiunque volesse sostenere l' operato dei volontari può contribuire mediante la donazione di indumenti o di alimenti da consegnarsi agli stessi volontari o al parroco. CHI SIAMO...La catechesi dei fanciulli è rivolta ai bambini dai 7 ai 14 anni, periodo durante il quale i bambini-ragazzi vengono preparati a ricevere i sacramenti della Confessione, Prima Comunione e Cresima. Al termine del cammino molti dei ragazzi decidono di continuare la loro vita attiva all'interno della parrocchia.
L'attività di catechismo non si limita al solo incontro settimanale, ma è scandita da momenti di preparazione e di aggregazione durante i periodi più rilevanti dell'anno liturgico. CALENDARIO INCONTRIMARTEDI ORE 15-16
Gruppo Pentecoste ( catechista Valentina M.)
Gruppo Ascensione ( catechista Silvana P.)
Gruppo SS.Trinità ( catechista Bruno F.)
Gruppo Sole (catechiste Tiziana & Isabella )
GIOVEDI 0RE 15-16
Gruppo (catechiste Anna M.)
Gruppo (catechista Tina)
Gruppo (catechista Pina C.)
Gruppo Faro (catechista Carmelina P.)
Gruppo Mare (catechista Bianca T.) SABATO ORE 15-16
Gruppo Germoglio (catechiste Antonella & Rosa)
Gruppo Arcobaleno (catechista Lucia Z.)
Gruppo Cresima (catechista Donatella) |
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