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    Il fabbro preso a martellate dalla vita

     

     
    Si racconta di un fabbro che, dopo una gioventù piena di vizi, decise di dare una svolta alla sua inutile esistenza: Dio divenne l'unico punto di riferimento della sua vita. Per molti anni lavorò con onestà e correttezza, praticò il bene ed il senso del dovere; però, malgrado tutta questa sua dedizione, sembrava che nulla andasse per il verso giusto nella sua vita, al contrario, i suoi problemi ed i suoi debiti crescevano di giorno in giorno.
    una bellissima sera, un amico che era andato a trovarlo, e che provava compassione per questa sua situazione difficile, gli disse: "E' realmente molto strano che, dopo aver deciso di cambiare la tua vita e diventare un uomo timorato di Dio, non te ne vada una dritta...".
    Il fabbro non rispose subito, aveva riflettuto su queste cose parecchie volte, senza capire il senso di quanto stava accandendo nella sua vita, però, siccome voleva rispondere al suo amico, cominciò a parlare e finì per trovare la spiegazione che cercava.
    Ecco cosa disse il fabbro: "In questa officina io ricevo il ferro prima di essere lavorato e devo trasformarlo in spade. Sai tu come si fanno le spade? Prima si scalda il ferro ad una caloria infernale fin che non diventa di un rosso vivi, subito dopo, senza nessuna pietà, prendo la mazza più pesante che ho e comincio a martellarlo parecchie volte finché il pezzo non prende la forma desiderata; subito dopo lo immergo dentro un secchio pieno di acqua fredda e tutta l'officina si riempe di rumore e di vapore, perchè il pezzo molto caldo immerso nell'acqua fredda scoppietta a causa del repentino cambiamento di temperatura. E devo ripetere quest'operazione parecchie volte se voglio ottenere una lama perfetta, una sola volta non è sufficiente!".
    Il fabbro fece una lunga pausa e poi proseguì: " A volte il ferro che ho tra le mie mani non sopporta questo trattamento. Il calore, le martellate e l'acqua fredda lo riempiono di screpolature. Ed è in questo momento che mi rendo conto che mai si trasformerà in una bella lama di spada ed è allora che lo butto in una montagna di ferri vecchi che tu vedi all'ingresso della mia officina".
    Fece un'altra pausa ed il fabbrò così terminò: "So che Dio mi sta mettendo nel fuoco della sofferenza. Accetto le martellate che la vita mi dà ed a volte mi sento tanto freddo ed insensibile come l'acqua che fa soffrire l'acciaio. Però, l'unica cosa che penso è: Dio mio, non smettere, fintanto che non riesco a prendere la forma che ti aspetti da me. Fammela prendere nella maniera che ti sembra migliore, impiegaci tutto il tempo che vuoi, però per favore, non mi buttare mai nel mucchio dei ferri vecchi che non servono più a niente!".

    I tre alberi


     

    C'erano una volta, in cima ad una montagna, tre alberelli che sognavano quello che avrebbero fatto da grandi.
    Il primo guardò le stelle che brillavano come diamanti al disopra di lui. "Io voglio custodire un tesoro, disse. Voglio essere ricoperto d'oro e voglio essere tempestato di pietre preziose. Sarà lo scrigno più bello del mondo".
    Il secondo albero guardò il piccolo ruscello che scorreva scintillando verso l'oceano. "Io voglio essere un gran veliero, disse. Voglio navigare su vasti oceani e trasportare re potenti. Sarò la nave più forte del mondo".
    Il terzo alberello guardò nella vallata sottostante e vide la città dove uomini e donne si affaccendavano. "Io non lascerò mai questa montagna, disse. Voglio diventare così alto che, quando la gente si fermerà per guardarmi, alzerà gli occhi al cielo e penserà a Dio. Sarò l'albero più grande del mondo".
    E passarono gli anni. Caddero le piogge, brillò il sole e gli alberelli divennero grandi. Un giorno tre boscaioli salirono sulla montagna.
    Il primo boscaiolo guardò il primo albero e disse: "E' un bell'albero. E' perfetto." In un lampo, con un colpo di accetta, il primo albero cadde. Pensò dentro di sè: "Sto per diventare un magnifico scrigno! Custodirò uno splendido tesoro."
    Il secondo boscaiolo guardò il secondo albero e disse: "Un albero vigoroso. Proprio quello che andavo cercando." In un batter d'occhio, con un colpo di accetta, il secondo albero cadde. "Navigherò ormai su vasti oceani, pensò il secondo albero. Diventerò una grande nave, degna dei re."
    Il terzo albero si sentì venir meno quando il boscaiolo lo guardò. "Qualsiasi albero mi va bene", disse. E in un attimo, con un colpo di accetta, il terzo albero cadde.
    Il primo albero si rallegrò quando il boscaiolo lo portò dal carpentiere, ma questi era davvero troppo occupato perchè gli venisse in mente di pensare ci fabbricare degli scrigni! E, con le mani callose, trasformò l'albero in una mangiatoia per gli animali. Così, l'albero che un tempo era stato bellissimo, non era nè ricoperto d'oro, nè ripieno di tesori. Era ricoperto di segatura e pieno di fieno per nutrire gli animali affamati della fattoria.
    Il secondo albero sorrise quando il boscaiolo lo trasportò verso il cantiere navale ma, quel giorno, a nessuno sarebbe venuto in mente di mettersi a costruire un veliero. A forza di martellate e di lavoro di sega, l'albero fu trasformato in una semplice barca da pesca. Troppo piccolo, troppo fragile per navigare su un vasto oceano e perfino su un fiume, fu portato su un laghetto. Tutti i giorni trasportava carichi di pesci morti, dal pessimo odore.
    Il terzo albero divenne molto triste quando il boscaiolo lo tagliò per trasformarlo in grosse travi che accatastò nel cortile. "Ma che è successo?, si chiese l'albero che un tempo era stato molto grande. Io desideravo soltanto di rimanermene sulla montagna e di pensare a Dio!"
    Passarono molti giorni e molte notti. I tre alberi dimenticarono quasi i loro sogni...
    Ma, una notte, la luce d'una stella dorata illuminò il primo albero, proprio mentre una giovane donna deponeva il suo neonato in una mangiatoia. "Avrei proprio desiderato fargli una culla...", mormorò il marito. La madre strinse la mano del padre e sorrise mentre la luce della stella brillava sul legno ben levigato. "Questa mangiatoia è magnifica", disse. E subito il primo albero seppe che custodiva il tesoro più prezioso del mondo.
    Altri giorni e altre notti passarono... ma una sera un viandante stanco ed i suoi amici si ammassarono nella vecchia barca del pescatore. Mentre il secondo albero vogava tranquillamente sul lago, il viandante si addormentò. Scoppiò all'improvviso il temporale e si alzò la tempesta. L'alberello fu preso da un tremito. Era consapevole che, con quel vento e quella pioggia, non avrebbe avuto la forza di trasportare in salvo tante persone!
    Il viandante si svegliò. Allargò le braccia e dìsse: "Pace!" La tempesta si calmò con la stessa rapidità con cui era scoppiata.
    E subito il secondo albero seppe che stava trasportando il re dei cieli e della terra.
    Qualche tempo dopo, un venerdì mattina, il terzo albero fu molto sorpreso quando le sue travi furono cavate fuori dal mucchio di legna dimenticata. Trasportato in mezzo alle grida di una folla irritata e beffarda, rabbrividì quando i soldati inchiodarono su di lui le mani di un uomo. Si sentì orribile e crudele.
    Ma la domenica mattina, quando il sole si alzò e la terra tutta intera vibrò d'una gioia immensa, il terzo albero seppe che l'amore di Dio aveva tutto trasformato.
    Aveva reso il primo albero bello. Aveva reso il secondo albero forte. E, ogni volta che la gente avesse pensato al terzo albero, avrebbe pensato a Dio. E questo era molto meglio che essere il più grande albero del mondo.

     

     

    Alla fine dei tempi

     

      

    Alla fine dei tempi, miliardi di persone furono portate su di una grande pianura davanti al trono di Dio. Molti indietreggiarono davanti a quel bagliore. Ma alcuni in prima fila parlarono in modo concitato. Non con timore reverenziale, ma con fare provocatorio.
    "Può Dio giudicarci? Ma cosa ne sa lui della sofferenza?", sbottò una giovane donna. Si tirò su una manica per mostrare il numero tatuato di un campo di concentramento nazista. "Abbiamo subìto il terrore, le bastonature, la tortura e la morte!".
    In un altro gruppo un giovane nero fece vedere il collo. "E che mi dici di questo?", domandò mostrando i segni di una fune. "Linciato. Per nessun altro crimine se non per quello di essere un nero".
    In un altro schieramento c'era una studentessa in stato di gravidanza con gli occhi consumati. "Perché dovrei soffrire?", mormorò. "Non fu colpa mia".
    Più in là nella pianura c'erano centinaia di questi gruppi. Ciascuno di essi aveva dei rimproveri da fare a Dio per il male e la sofferenza che Egli aveva permesso in questo mondo.
    Come era fortunato Dio a vivere in un luogo dove tutto era dolcezza e splendore, dove non c'era pianto né dolore, fame o odio. Che ne sapeva Dio di tutto ciò che l'uomo aveva dovuto sopportare in questo mondo? Dio conduce una vita molto comoda, dicevano.
    Ciascun gruppo mandò avanti il proprio rappresentante, scelto per aver sofferto in misura maggiore. Un ebreo, un nero, una vittima di Hiroshima, un artritico orribilmente deformato, un bimbo cerebroleso. Si radunarono al centro della pianura per consultarsi tra loro. Alla fine erano pronti a presentare il loro caso. Era una mossa intelligente.
    Prima di poter essere in grado di giudicarli, Dio avrebbe dovuto sopportare tutto quello che essi avevano sopportato. Dio doveva essere condannato a vivere sulla terra.
    "Fatelo nascere ebreo. Fate che la legittimità della sua nascita venga posta in dubbio. Dategli un lavoro tanto difficile che, quando lo intraprenderà, persino la sua famiglia pensi che debba essere impazzito. Fate che venga tradito dai suoi amici più intimi. Fate che debba affrontare accuse, che venga giudicato da una giuria fasulla e che venga condannato da un giudice codardo. Fate che sia torturato. Infine, fategli capire che cosa significa sentirsi terribilmente soli. Poi fatelo morire. Fatelo morire in un modo che non possa esserci dubbio sulla sua morte. Fate che ci siano dei testimoni a verifica di ciò".
    Mentre ogni singolo rappresentante annunciava la sua parte di discorso, mormorii di approvazione si levavano dalla moltitudine delle persone riunite.
    Quando l'ultimo ebbe finito ci fu un lungo silenzio. Nessuno osò dire una sola parola. Perché improvvisamente tutti si resero conto che Dio aveva già rispettato tutte le condizioni.

     

    Autore: Bruno Ferrero - Libro: Solo il Vento lo sa

    Ricevo e inoltro, sperando faccia riflettere anche voi....

    E' il pomeriggio
    di un venrdì tipico e stai
    guidando fino alla tua casa.
    Sintonizzi la radio. Il notiziario racconta una cosa di poca importanza:
    in un paese lontano sono morte 3 persone di una qualche influenza che mai prima si era vista.
    non gli dai molta attenzione a questa notizia...
    IL lunedì quando ti svegli, senti che non sono più 3, sono 30000 persone che sono morte tra le colline remote dell'India.
    Persone del contollo della sanità degli Stati Uniti, sono andati a investigare.

    Il Martedì diventa la notizia più importante della prima pagina del giornale, perchè ormai non è solo l'India ma anche il Pakistan, Irán e Afganistán e velocemente la notizia esce in tutti i notiziari. La stanno chiamando
    "L'influenza misteriosa" e tutti si domandano: Come la controlleremo?
    C'è panico in Europa e si chiudono le frontiere. Senti al telegiornale la traduzione di una donna che racconta di un uomo trovato morto nell'ospedale per l'influenza misteriosa.
    I telegiornali dicono, che quando hai il virus, per una settimana non ti rendi conto di averla. Dopo hai 4 giorni di dolori terribili e allora muori.
    L'Inghilterra anche chiude le frontiere, però è tardi. L'indomani il presidente degli Stati Uniti, chiude le frontiere, per evitare il contagio nel paese, fino a quando non avranno incontrato la cura...
    Il giorno seguente la gente si riunisce nelle chiese per pregare per una cura ed entra qualcuno dicendo "Prendete la radio e ascoltate la notizia!!":
    2 donne sono morte a New York. Ormai sembra che l'influenza abbia contagiato il mondo.

    Gli scienziati continuano cercando l'antidoto, però niente sembra funzionare. Presto arriva la notizia tanto aspetta: Si è decifrato il codice del DNA del virus. Si può fare l'antidoto.
    C'è bisogno del sangue di qualcuno che non sia stato infettato e subito corre la notizia che tutti corrino all'ospedale più vicino per fare degli esami del sangue.

    vai di tua volontà e porti la tua famiglia, insieme ai tuoi vicini, domandandoti: che succederà? Sarà così che finirà il mondo?...
    All'ospedale, dopo gli esami, esce un dottore gridando un nome. Il più piccolo dei tuoi figli è vicino a te, Ti afferra per il giacchetto e dice: Papà? è il mio nome. Prima che puoi reagire ti tolgono tuo figlio e tu gridi: ASPETTA!... E loro rispondono: tutto andrà bene, il suo sangue è pulito, il suo sangue è puro.
    Dopo 5 minuti i dottori escono gridando e ridendo. E' la prima volta che vedi ridere qualcuno dopo una settimana. Il dottore più anziano si avvicina a te e dice: Grazie, signore!, il sangue di suo figlio è puro, si può fare l'antidoto...
    La notizia corre da tutte le parti, la gente piange e grida di felicità.

    Allora il dottore si avvicina a te e alla tua moglie e dice: Possiamo parlargli per un momento? E' che non sapevamo che il donatore sarebbe stato un bambino e abbiamo bisogno che firmiate queste carte per dare il sangue. Mentre leggi il foglio ti rendi conto che non è specificata la quantità di sangue e chiedi: Quanto sangue?...
    Il sorriso del dottore sparisce e risponde: Non pensavamo che sarebbe stato un bambino. Non eravamo preparati. Lo dobbiamo usare tutto!...
    Non ci credi e cerchi di reclamare:
    "Però, Però...". Il dottore continua insistendo, "Non caisci, stiamo parlando della cura per tutto il mondo. Perfavore firmi, ne abbiamo bisogno di tutto il sangue .. Tu chiedi: però non potete fare una transfusione? E la risposta è: se troveremo sangue puro lo faremo...

    firmerai?. Perfavore?...Firma!!....
    In silenzio e senza sentire più le dita della mano che stringevano la penna, FIRMI. Ti domandano "Vuoi vedere a tuo figlio?"
    Cammini fino alla sala di emergenza dove sta tuo figlio seduto dicendo: Papà!, Mamma! che succede? Prendi la sua mano e gli dici: Figlio, Tua madre e io ti amiamo tantissimmo, ti amiamo e mai permetteremo che ti avvenga qualcosa che non sia necessario, capisci questo? E quando il dottore ritorna e dice: "Mi dispiace ma dobbiamo incominciare, persone in tutto il mondo stanno morendo"...
    Tu te ne saresti andato? Avresti potuto voltare le spalle e lasciare tuo filgio lì?... Mentre lui ti dice Papà?, Mamma? perchè mi abbandonate?..
    La settimana dopo, mentre stai facendo unacerimonia per onorare tuo figlio, c'è qualcuno che dorme a casa sua, altri non sono venuti perchè preferivano andare a passeggiare o vedere una partita di calcio e altri vengono alla cerimonia, Con un sorriso falso facendo finta di importargli.
    Vorresti fermare tutto e gridare: Mio figlio è morto per voi!!!! Per caso non vi importa?...
    A volte è questo quello che Dio ci vuole dire: "Mio figlio è morto per voi, e non riuscite a capire quanto vi amò?
    E' curioso vedere come è semplice per le persone rifiutare Dio, e dopo chiedersi perchè il mondo va di male in peggio.
    E' curioso vedere come crediamo a quello che è scritto sul giornale, però contestiamo quello che è scritto sulla Bibbia.
    E' curioso come ci sforziamo giorno dopo giorno accumulando beni terreni e non ci dedichiamo neanche un minuto a fare tesoro delle cose celestiali.
    E' curioso come qualcuno dice: "Io credo in Dio", però con le sue azioni dimostra che segue altri scopi.
    E' curioso come la lussuria, cruda, volgare e oscena passa liberamente attraverso lo Ciber-Spazio, Peò la discussione su Gesù è soffocata nelle scuole e nei posti di lavoro.
    E' CURIOSO, VERO??
    Più curioso è vedere un cristiano così fermente la domenica, pero essere un cristiano invisibile il resto della settimana.
    E' curioso che noi ci preoccupiamo di quello che la gente pensi, piuttosto di quello che DIO pensi di noi

    Lettera ad un figlio


     

    Figlio mio,

     quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato ed ho sperato che tu mi rivolgessi la parola, anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione, ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri...

     

    Però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare. Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa per vestirti e sistemarti e io sapevo che avresti avuto del tempo, anche solo qualche minuto e dirmi "ciao"...

     

    ...Però eri troppo occupato...

     

    Per questo ho acceso per te il cielo, l'ho riempito di colori e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi, però nemmeno di questo ti sei reso conto. Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato  pazientemente tutto il giorno. Con tutte le cose che avevi da fare, suppongo che tu sia stato  troppo occupato  per dirmi qualcosa.

     

    Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza e ho pensato di farti bagnare un pò perché l'acqua si portasse via il tuo stress. Pensavo di farti un piacere perché così tu avresti pensato un pò a me, ma ti sei infuriato ed hai offeso il mio nome; io desideravo tanto che tu mi parlassi, c'era ancora tanto tempo...

     

    Dopo hai acceso il televisore, io ho aspettato pazientemente, mentre guardavi la tv, hai cenato e ti sei dimenticato  ancora di parlare con me... non mi hai rivolto il minimo pensiero...

     

    Ho notato che eri stanco e ho compreso il tuo desiderio di silenzio e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela, in verità era bellissimo ma tu non eri interessato a vederlo...

     

    Al momento di dormire credo che tu fossi distrutto, così dopo aver dato la "Buonanotte" alla famiglia sei caduto  sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato...

     

    Ho accompagnato il tuo sonno con una musica, i miei animali notturni si sono illuminati; ma non importa perché forse non ti rendi nemmeno conto che io sono sempre lì per te... Ho più pazienza di quanto non immagini...

     

    Mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza con gli altri, Ti amo tanto che aspetto tutti i giorni una tua preghiera...

     

    Il paesaggio che faccio è solo per te!!!

               

    Bene, ti stai svegliando e ancora una volta io sono qui che aspetto senza niente altro che il mio Amore per te, sperando che almeno oggi tu possa dedicarmi un pò del tuo tempo...

     

    Buona Giornata figliolo!

     

     

    Tuo Papà... Dio

     

     


    Un nuovo fiore

     

     

    In un tempo lontano, in una bella distesa di grano, nacque un nuovo fiore. Era diverso da tutti gli altri, e le spighe, con il loro dolce ondeggiare cullate dal vento lo guardavano con diffidenza "un estraneo tra noi" dicevano "che sciagura, rovinerà lo splendido panorama che solo noi riusciamo a creare!", a volte lo prendevano in giro, la spiga Gina diceva: "Ma guardati sei proprio strano, sei troppo giallo, sarai malato?". E il fiore dal lungo stelo, si sentiva sempre più solo, sempre più triste, e mentre cresceva la sua testa si chinava in basso, per la vergogna di essere diverso.
    Le spighe, vedendo che il nuovo arrivato non si difendeva neanche, presero ancora a elogiare le loro qualità una volta raccolte, facendo sentire il nostro fiore ancora più inutile. Dicevano in coro: "con il nostri frutti si fa la farina, con la farina si fanno i biscotti le torte e pure la pastasciutta di cui ogni creatura ne va ghiotta!” e la spighe gemelline gli dicevano: “e tu, dicci un po’, a cosa servi? Secondo noi proprio a niente!”
    E lo strano fiore si chinava sempre più a guardar la terra! Ma un giorno passò di lì una donna con il suo bambino, e le spighe eccitate dai complimenti che sapevano avrebbero ricevuto, si sussurrarono l’un l’altra a bassa voce: “coprite il buffo fiore, di modo che non lo possano vedere!”. Ma il bambino curioso notò lo strano fiore tra le spighe di grano, fece avvicinare la sua mamma, e le chiese: “Mamma cos’è questa pianta, a che serve, perché è così china?”. La donna riuscì a vedere attraverso la sua solitudine e si commosse, versò una lacrima che finì proprio al centro del cuore del giovane fiore, che sentì per la prima volta un’emozione d’amore. “E’ un girasole, il più bel fiore”, disse la mamma, “è nato per caso tra le spighe di grano e non sentendosi accettato ha chinato il capo, forse non sa che i suoi tanti fratelli sono talmente belli e talmente fieri da avere il capo eretto per guardare in faccia il sole.
    E poi, piccolo mio, immagina che questa distesa di grano sia un bel piatto di pastasciutta condita da un filo d’olio, il frutto del suo girasole”
    Da allora il girasole alzò il capo per guardare il sole da mattina fino a sera, ma senza rancore per le sorelle spighe, che chiesero perdono per il male causato ma soprattutto capirono che
    un fiore non è peggiore solo perché diverso, che ogni creatura porta dentro di sé la propria bellezza e lo scopo della propria esistenza, e che invece di canzonarlo per tanto tempo avrebbero semplicemente potuto aiutarlo.

    L'OCCHIO DEL FALEGNAME

     

    C'èra una volta, tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l'assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio.

    La seduta fu lunga e animata, talvolta anche gravemente, Si trattava di escludere dalla onorata comunità degli utensili un certo numero di membri.

    Uno prese la parola: "Dobbiamo espellere nostra sorella Sega, perchè morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra"
    Un altro interviene:" Non possiamo tenere fra noi nostra sorella pialla: ha un carattere tagliente e pignolo, da spellacchiare tutto quello che tocca"
    " Fratel martello- protestò un altro- ha un caratteraccio pesante e violento. lo definirei un picchiatore. E' urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo!"

    "E i chiodi? Si può vivere con gente cosi pungente? Che se ne vadano! E anche lima e raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche cartavetro, la cui unica ragion d'essere sembra quella di graffiare il prossimo!"

    Cosi discutevano animosamente, parlavano tutti insieme, dove tutti volevano espellere tutti!

    La riunione fu bruscamente interrotta dall'arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al tavolo del lavoro.

    L'uomo prese un asse e lo segò con la sega mordace, lo piallò con la pialla che spela tutto ciò che tocca, sorella ascia, sorella raspa e sorella cartavetro, entrarono in azione subito dopo.

    Il falegname prese poi i chiodi e il martello.
    Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla.
    Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere.


    Forse Dio ci guarda con gli stessi occhi del falegname...ognuno di noi è importante, unico, irripetibile...


    INFERNO E PARADISO

     

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    Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: - Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno. -
    Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all'interno.
    Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall' aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: - Hai appena visto l'Inferno. Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì. La scena che l'uomo vide era identica alla precedente. C'era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso che gli fece ancora venire l'acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo. Il sant'uomo disse a Dio: - Non capisco! - E' semplice- rispose Dio - dipende solo da un'abilità. Essi hanno appreso a nutrirsi gli uni gli altri mentre gli altri non pensano che a loro stessi. Quando Gesù è morto sulla croce, pensava a te.

    IN UN GIORNO DI SOLE...

     
    CROCIFISSO 5
     
    ERO USCITO DI CASA PER SAZIARMI DI SOLE.
     
    TROVAI UN UOMO CHE SI DIBATTEVA NEL DOLORE DELLA CROCIFISSIONE.
     
    MI FERMAI E GLI DISSI: "PERMETTI CHE IO TI AIUTI A STACCARTI DALLA CROCE".
     
    LUI MI RISPOSE: "LASCIAMI DOVE SONO, I CHIODI NELLE MANI E NEI PIEDI, LE SPINE INTORNO AL CAPO, LA LANCIA NEL CUORE.
    IO DALLA CROCE DA SOLO NON SCENDO. NON SCENDO DALLA CROCE FINCHE' SOPRA VI SPASIMANO I MIEI FRATELLI.
    IO DALLA CROCE NON SCENDO FINO A QUANDO PER DISTACCARMI NON SI UNIRANNO TUTTI GLI UOMINI".
     
    GLI DISSI: "COSA VUOI CHE FACCIA PER TE?"
     
    MI RISPOSE: "VA' PER IL MONDO E Dì A COLORO CHE INCONTRERAI CHE C'E' UN UOMO CHE ASPETTA INCHIODATO SULLA CROCE...".

    DIECI COSE...

    Dio  non ti chiederà che modello di auto usavi...

    ti chiederà  a quanta gente hai dato un passaggio!!!

     Dio non ti chiederà i metri quadrati della tua casa… 

     

    …ti chiederà quanta gente hai ospitato

     

    Dio non ti chiederà la marca dei vestiti nel tuo armadio… 

     

    ti chiederà quanta gemte hai aiutato a vestirsi…

     

    Dio non ti chiederà quanto era alto il tuo stipendio… 

     

    ti chiederà se hai venduto la tua coscienza per ottenerlo

     

                                               Dio non ti chiederà qual era il tuo titolo di studio… 

    ti chiederà se hai fatto il tuo lavoro al meglio delle tue capacità

     

     

    Dio non ti chiederà quanti amici avevi… 

    ti chiederà quanta gente ti considerava suo amico

     

    Dio non ti chiederà in che quartiere vivevi… 

    ti chiederà come trattavi i tuoi vicina.

     

    Dio non ti chiederà il colore della tua pelle… 

                                                                       

                                                           ti chiederà la purezza della tua anima

     

     

    Dio non ti chiederà perché hai tardato tanto a cercare la salvezza… 

    ti porterà con amore alla tua casa in Cielo, e non alle porte dell’Inferno..

     

    MESSAGGIO DI SPERANZA

    018

     

    "Le quattro candele"

     

    Le quattro candele, bruciando, si consumavano lentamente.
    Il luogo era talmente silenzioso,
    che si poteva ascoltare la loro conversazione.

    La prima diceva:
    "IO SONO LA PACE,
    ma gli uomini non mi vogliono:
    penso proprio che non mi resti altro da fare
    che spegnermi!"
    Così fu e, a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.

    La seconda disse:
    "IO SONO LA FEDE
    purtroppo non servo a nulla.
    Gli uomini non ne vogliono sapere di me,
    non ha senso che io resti accesa".
    Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la spense.

    Triste triste, la terza candela a sua volta disse:
    "IO SONO L'AMORE
    non ho la forza per continuare a rimanere accesa.
    Gli uomini non mi considerano
    E non comprendono la mia importanza.
    Troppe volte preferiscono odiare!"
    E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.

    ...Un bimbo in quel momento entrò nella stanza
    e vide le tre candele spente.
    "Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese,
    io ho paura del buio!"
    E così dicendo scoppiò in lacrime.

    Allora la quarta candela, impietositasi disse:
    "Non temere, non piangere:
    finchè io sarò accesa, potremo sempre
    riaccendere le altre tre candele:
    IO SONO LA SPERANZA"

    Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime,
    il bimbo prese la candela della speranza e riaccese tutte le altre.

    CHE NON SI SPENGA MAI LA SPERANZA
    DENTRO IL NOSTRO CUORE...

    ...e che ciascuno di noi possa essere
    lo strumento, come quel bimbo,
    capace in ogni momento di riaccendere
    con la sua Speranza,
    la FEDE, la PACE e l'AMORE
    .

    MESSAGGIO DI TENEREZZA

     
     
    jesuslaptop 
     
     
     
    Questa notte ho fatto un sogno,
    ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore, e sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della mia vita.
    Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita proiettato nel film apparivano orme sulla sabbia:
    una mia e una del Signore.


    Così sono andato avanti,
    finchè‚ tutti i miei giorni si esaurirono.
    Allora mi fermai guardando indietro,
    notando che in certi posti c'era solo un'orma...
    Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita: i giorni di maggior angustia,
    di maggiore paura e di maggior dolore...


    Ho domandato allora:
    "Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita, ed io ho accettato di vivere con Te, ma perché‚ mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori della mia vita?".


    Ed il Signore mi ha risposto:
    "Figlio mio, io ti amo e ti dissi che sarei stato con te
    durante tutta la camminata e che non ti avrei lasciato solo
    neppure per un attimo, ebbene non ti ho lasciato...
    I giorni in cui tu hai visto solo un'orma sulla sabbia,sono stati i giorni in cui io ti ho portato in braccio"
    .

     

    Il muro.

    In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all'altra.
    Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.
    L'altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano.
    "Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera" pensava il primo eremita. Che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell'altro.
    Per fargli capire in modo visibile quanto fosse ancora lontano dalla santità, decise di posare una pietra all'imboccatura della propria grotta ogni volta che l'altro commetteva una colpa.
    Dopo qualche mese davanti alla grotta c'era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato dentro.


    T
    alvolta intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, le imbronciature.
    Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore. E soprattutto cercare di non diventare "una pietra in più nei muri degli altri".


    Il cuore più bello del mondo!

    C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti glielo ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse:
    «Beh, a dire il vero... il tuo cuore è molto meno bello del mio».
    Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello. Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere:
    «Starai scherzando! - disse - Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime».
    «È vero!», ammise il vecchio. «Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato anche per queste persone...e chissà? Forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia il vero amore?».

    Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse:
    «Se la nota musicale dicesse: "Non è la nota che fa la musica... "Non ci sarebbero le sinfonie.
    Se la parola dicesse: "Non è una parola che può fare una pagina..." Non ci sarebbero i libri.
    Se la pietra dicesse: "Non è una pietra che può alzare un muro..." Non ci sarebbero case.
    Se la goccia d'acqua dicesse: "Non è una goccia d'acqua che può fare un fiume..." Non ci sarebbero gli oceani.
    Se l'uomo dicesse: "Non è un gesto d'amore che può rendere felici e cambiare il destino del mondo..." Non ci sarebbero mai né giustizia, né pace, né felicità sulla terra degli uomini».

    Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore, che non era più il cuore più bello del mondo, eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.

    ... l'uomo guarda l'apparenza; il Signore guarda il cuore!