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Così ha soffertoE' la descrizione degli atroci dolori sofferti da Gesù, durante la sua Passione, fatta da un grande studioso francese, il dott. Barbet che l'ha redatto sulla scorta dei Vangeli e della Sindone. Potrà essere un'efficacia e straordinaria meditazione.
Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per tredici anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia. Posso dunque descrivere senza presunzione. Gesù entrato in agonia nel Getsemani - scrive l'evangelista Luca - pregava più intensamente. E diede in un sudare "come gocce di sangue" che cadevano fino a terra. Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidrosi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, lo spavento, l'angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiacciato Gesù. Tale tensione estrema produce la rottura delle finissime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudoripare, il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra. Conosciamo la farsa del processo imbastito dal Sinedrio ebraico, l'invito di Gesù a Pilato ed il ballottaggio fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede ed ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi ad una colonna dell'atrio. La flagellazione si effettua con delle strisce di cuoio multiple su cui sono fissate due palline di piombo e degli ossicini. Le tracce della Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulla spalla, sulla schiena, sulla regione lombare ed anche sul petto. I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla. Ad ogni colpo Gesù trasale in un soprassalto di dolore. Le forze Gli vengono meno: un sudor freddo Gli imperla la fronte, la testa Gli gira in una vertigine di nausea, brividi Gli corrono lungo la schiena. Se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue. Poi lo scherno delle coronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo. Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto). Dalla Sindone si rivela che un forte colpo di bastone, dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù un'orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea. Pilato, dopo aver mostrato quell'uomo straziato alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione. Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzontale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verticale è già piantato sul Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare, cosparso di ciottoli. I soldati Lo tirano con le corde. Il percorso, fortunatamente, non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù, a fatica, trascina un piede dopo l'altro; spesso cade sulle ginocchia. E la spalla di Gesù è coperta di piaghe. Quando Egli cade a terra, la trave Gli sfugge e Gli scortica il dorso. Sul Calvario ha inizio la crocifissione. I carnefici, spogliano il condannato; ma la Sua tunica è incollata alle piaghe e il toglierla è atroce. Avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Non avete sofferto voi stessi questa prova che richiede talvolta l'anestesia generale? Potete allora rendervi conto di che si tratta. Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva: a levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto dalle piaghe. I carnefici danno uno strappo violento. Come mai quel dolore atroce non provoca una sincope? Il sangue riprende a scorrere; Gesù viene disteso sul dorso. Le Sue piaghe si incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure. Un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù, con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno: orribile supplizio! Gesù deve avere spaventosamente contratto il volto. Nello stesso istante il suo pollice, con un movimento violento, si è posto in opposizione nel palmo della mano: il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo, che si è diffuso nelle dita, è passato, come una lingua di fuoco, nella spalla e Gli ha folgorato il cervello. E' il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quello dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. In Gesù no. Almeno il nervo fosse stato tagliato netto! Invece (lo si constata spesso sperimentalmente) il nervo è distrutto solo in parte: la lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino teso sul ponticello. Ad ogni scossa, ad ogni movimento, vibrerà risvegliando dolori strazianti. Un supplizio che durerà tre ore. Il carnefice ed il suo aiutante impugnano le estremità della trave; sollevano Gesù mettendoLo prima seduto e poi in piedi; quindi facendoLo camminare indietro, Lo addossano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il braccio orizzontale della croce sul palo verticale. Le spalle della vittima hanno strisciato dolorosamente sul legno ruvido. Le punte taglienti della grande corona di spine vi hanno lacerato il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poichè lo spessore del casco di spine le impedisce di appoggiarsi al legno. Ogni volta che il martire solleva la testa, riprendono le fitte acutissime. Gli inchiodano i piedi. E' mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto dalla sera precedente. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue. La bocca è semiaperta ed il labbro inferiore comincia a pendere. La gola, secca, Gli brucia, ma Egli non può deglutire. Ha sete. Un soldato Gli tende, sulla punta della canna, una spugna imbevuta di bevanda acidula, in uso tra i militari. Tutto ciò è una tortura atroce. Uno strano fenomeno si produce sul corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipidi sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono descrivere. E' ciò che i medici chiamano tetania, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto, a poco a poco, più corto. L'aria entra con un sibilo, ma non riesce più ad uscire. Gesù respira con l'apice dei polmoni. Ha sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo ed infine nel cianotico. Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'aria, non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi escono fuori dall'orbita. Che dolori atroci devono aver martellato il Suo cranio! Ma cosa avviene? Lentamente con uno sforzo sovrumano, Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si tira su alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano ed il viso riprende il pallore primitivo. Perchè questo sforzo? Perchè Gesù vuole parlare: "Padre, perdona loro, non sanno quello che fanno". Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi pronunciate da Lui in croce: ogni volta che vuol parlare, dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi: inimmaginabile! Sciami di mosche, grosse mosche verdi e blu, ronzano attorno al suo corpo; gli si accaniscono sul viso, ma Egli non può scacciarle. Dopo un pò, il cielo si oscura, il sole si nasconde: d'un tratto la temperatura si abbassa. Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre: di quando in quando si solleva per respirare. E' l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato. Una tortura che dura tre ore. Tutti i Suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani, Gli hanno strappato un lamento: "Dio mio, Dio mio, perchè mi hai abbandonato?". Ai piedi della croce stava la Madre di Gesù. Potete immaginare quale strazio Ella provò? Gesù grida: "Tutto è compiuto!". Poi a gran voce dice: "Padre, nelle Tue mani raccomando il mio Spirito". E muore. SANTA MARIA MADDALENACELEBRATA dalla liturgia bizantina e latina il 22 luglio, Maria Maddalena, è la prima testimone della Risurrezione e colei che reca l’annuncio agli apostoli (Apostola Apostolorum). Nell’icona (foto) "Noli me tangere" santa Maria Maddalena, avvolta nel manto rosso, simbolo della carità, si accosta a Cristo che si allontana dicendo: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20, 17).
Il corpo di Cristo avvolto dalla luce porta i segni della Passione. Nella mano destra Egli reca l’elenco dei morti strappati agli inferi (chirografo). La pianta d’ulivo che cresce sulla tomba vuota indica la vittoria della vita sulla morte. La liturgia bizantina nel celebrarla quale santa mirofora, pari agli apostoli, così recita: «Hai portato unguenti profumati al Cristo deposto nel sepolcro, che su tutti i morti esalava il profumo della risurrezione; e, vedendolo per prima, lo hai adorato piangendo, o Maria teòfora. Supplica dunque perché siano donate alle anime nostre la pace e la grande misericordia. Vedendo il Cristo inchiodato alla croce, piangevi, o Maddalena, e gridavi: Che spettacolo è questo? Può morire la vita? La creazione vedendo si scuote, e si oscurano gli astri! Supplica dunque perché siano donate alle anime nostre la pace e la grande misericordia. Sei stata riempita di grande intelligenza e di vera scienza stando col Creatore, o Maria gloriosa, e hai annunciato ai popoli i suoi patimenti e la sua condiscendenza, o celebratissima. Supplica dunque, perché siano donate alle anime nostre la pace e la grande misericordia». Tiziana M. Di Blasio, I sette peccati capitali - L'ACCIDIAIl dizionario così definisce l'accidia: "incuria, indolenza, prigrizia".
Nel linguaggio teologico si applicca alla pigrizia nelle cose spirituali, ma anche all'apatia ed inattività nel praticare il nostro Cristianesimo.
La Bibbia indica che il peccato di pigrizia genera un tipo negativo di vita stagnante ed improduttiva che rende le persone indegne di essere seguaci di Cristo. La pigrizia spirituale non è solo un peccato contro Dio, ma contro se stessi. Essa dà misura della distanza esistente tra quello che dovremmo essere e quello che realmente siamo.
La pigrizia annulla le occasioni favorevoli che si presentano nella nostra vita ed uccide l'anima. Non è necessario fare qualcosa di male per essere perduti. Basta essere pigri nei riguardi della propria anima. Nella parabola dei talenti il servo indolente viene castigato per non aver fatto nulla per far fruttare il talenti ricevuto. Anche il peccato principale delle vergine stolte non è l'immortalità, la menzogna o l'inganno, ma l'indolenza. Esse trascurano di fornirsi di olio e vengono condannate per la pigrizia e l'infedeltà. Come ha ben detto qualcuno: "Non è quello che fai, amico, ma quello che lasci incompiuto che ti addolora al calar del sole".
La parola di incoraggiamento che avremmo potuto rivolgere ad un amico abbattuto, l'atto servizievole che avrebbe potuto rendere più leggero il carico di qualcuno, quel pò di denaro spinto amorevolmente nella mano del bisognoso, rappresentano le cose trascurate che procurano il rimorso e privano gli altri dell'aiuto di cui hanno bisogno. Quando per pigrizia non compiamo quell'atto di amore, risuonano alle nostre orecchie le parole di condanna di Gesù: "In quanto non l'avete fatto ad uno di questi piccoli, non l'avete fatto neppure a me".
Molte persone mostrano pigrizia quando si tratta di andare in chiesa. Amano dormire a lungo la domenica o fare una gita in macchina. Ad altre piace restare sedute a casa ed ascoltare la messa trasmessa in tv e pensano così di assolvere ai propri doveri religiosi.
Altri invece dimostrano pigrizia nella loro vita di preghiera preferendo prolungare il sonno al mattino, senza che così si possa disporre di almeno dieci minuti per pregare il Signore. Non prepariamo la nostra mente per il tempo che dobbiamo trascorrere in preghiera. Concediamo a Dio qualche momento libero o gli ultimi istanti prima di andare a letto.
Molti ancora sono pigri nella lettura della Bibbia. La Parola di Dio insegna a desiderare il "puro latte spirituale" per crescere verso la salvezza. Il salmista amava meditare la legge di Dio giorno e notte e le parole di Dio erano come miele per il suo cuore. Molti sono privi di ogni gioia: questo avviene perchè non attingono alla ricchezza delle Scritture.
Altri ancora sono pigri nella testimonianza cristiana. Da quanto tempo non parlate di Cristo ad una persona? Ogni giorno veniamo a contatto con persone che hanno bisogno di conoscere la salvezza di Gesù e tuttavia mai una parola sfugge dalle nostre labbra per cercare di concquistarle a Cristo.
Il peccato di pigrizia e la colpevole negligenza spirituale contribuiscono a popolare l'inferno quanto i più terribili ed odiosi peccati. Il peggiore effetto della pigrizia è il privare l'uomo della ragione spirituale, della forza della decisione cristiana. Egli può evidentemente assentire mentalmente alla verità, può perfino conoscere la dottrina religiosa, ma è incapace di un'azione positiva. La strada gli è chiara, ma la pigrizia intorpidisce la sua volontà impedendogli qualsiasi assunzione di responsabilità.
La vita eterna è alla portata di tutti. Il Salvatore è vicino a noi nella misura nella quale la nostra volontà cede a Lui. Solo lo spirito pigro ed ostinato è il più grande ostacolo che si frappone al Suo ingresso nel nostro cuore.
Fonte: Gazzetta del sud
UMANIZZARE LE "NUOVE TECNOLOGIE"LA comunicazione odierna è fortemente segnata dalla rapidità e dal continuo perfezionamento del ciclo di innovazione tecnologica che, se da un lato esige la fatica di una continua e affannosa rincorsa all'aggiornamento, dall’altro offre nuovi spazi comunicativi e nuovi modi di rapportarci agli altri. Flickr, msn, avatar sono solo gli ultimi termini che abbiamo dovuto imparare a conoscere per sentirci in tono con quello che succede. Fermo restando che non abbiamo ancora del tutto assimilato parole come: Youtube, mp3, ipod, chatroom, blog, sms, mms, tag. Personalmente sono stato sempre molto incuriosito dalle potenzialità, e dai pericoli dell’avatar. Questo termine deriva dalla religione Hindu. Nel mondo della Rete sta ad indicare più semplicemente l’aspetto e l’identità assunta nei giochi o nelle chat grafiche. Più estensivamente l’avatar è l’alter ego virtuale di una persona. Con questa tecnica, ad esempio, quasi sette milioni di persone si sono create oggi su Internet una vita parallela a quella reale, vivono cioè una "seconda vita" sociale – che magari ritengono rispecchi meglio le proprie potenzialità mai attuate nella vita reale – negli esercizi commerciali, nei caffè, nelle strade e nelle piazze virtuali di "Second Life". Ma, come si può facilmente intuire, anche questi nuovi mezzi, pur capaci di attivare circuiti multidirezionali di comunicazione, oltre a creare un divario tra la parte tecnologicamente istruita del Paese e quella che non ha accesso all’alfabetizzazione informatica, non sono scevri da concreti pericoli di devianze sociali importate tali e quali dal mondo reale. Da qui nasce l’invito del Papa, nel messaggio della giornata odierna delle comunicazioni sociali, a vigilare sulla responsabilità che siamo tutti chiamati ad assumerci quando ci immergiamo nei mondi virtuali delle nuove tecnologie. Tra queste ce ne sono alcune che ci riguardano da vicino, come il cellulare, la Rete, Youtube, i blogs. L’invito è di usarle come strumenti positivi che promuovono l’uomo e la vita, incoraggiano il rispetto di noi stessi e di chi ci sta accanto, favoriscono l’amicizia e il dialogo. Tarcisio Cesarato, massmediologo DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA
"Desidero che la prima domenica dopo Pasqua sia la Festa della Mia Misericordia. Figlia Mia, parla a tutto il mondo della Mia incommensurabile Misericordia! L'Anima che in quel giorno si sarà confessata e comunicata, otterrà piena remissione di colpe e castighi. Desidero che questa Festa si celebri solennemente in tutta la Chiesa." (Gesù a S. Faustina)
E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Płock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.
fonte: Santi e Beati
11 febbraio: 17a Giornata mondiale del malato - EDUCARE ALLA SALUTE EDUCARE ALLA VITAOGGI, grazie alle migliorate condizioni economiche e ai progressi della medicina è stato fatto molto per la tutela della salute, almeno nei paesi occidentali; si pensi, ad esempio, alla riduzione della mortalità materno-infantile nel parto e nel puerperio, alla pratica della vaccinazione e al controllo di tante malattie infettive.
Anche in forza di ciò, si tende a considerare la salute fisica come qualcosa di scontato o di ottenibile in forza delle conoscenze scientifiche e dei nostri desideri e non si guarda ad essa come a un dono prezioso da conservare e da valorizzare. Tanti giovani minano la loro salute con l’assunzione di alcol e droghe o con stili di vita, alimentazione e comportamenti «a rischio».
C’è un ricorso eccessivo alla chirurgia estetica e una ricerca del corpo perfetto, che tende a isolare e ad eliminare i fragili e i disabili. Educare alla salute e alla vita significa educare al rispetto della dignità della persona umana che vale per se stessa e non è caratterizzata solo dalle sue capacità, ma anche dalla sua vulnerabilità, dal suo limite e dalla sua apertura alla reciprocità e al dono di sé.
La vera salute non è l’assenza di problemi fisici o psichici ma è l’equilibrio armonico della persona che cerca, con tutte le risorse e i limiti che ha, di donarsi e condividere con gli altri le gioie e le fatiche della vita.
Don Andrea Manto MIGRANTI SULLE ORME DI SAN PAOLO
PER la Giornata Mondiale delle Migrazioni 18 gennaio 2009, che cade nel cuore dell’Anno Paolino, non sembri forzatura guardare all’Apostolo delle genti come Apostolo dei migranti ed egli stesso migrante. Apostolo dei migranti: «Mi sono fatto tutto a tutti» e, in primo luogo, «Giudeo con i Giudei» per guadagnarli a Cristo (Cfr 1Cor 9,20-22), non con i Giudei della madrepatria, affidati ad altri apostoli, ma con quelli della "diaspora", dispersi da un’emigrazione recente o di tempi lontani. Quindi missionario "ad migrantes", come i missionari di oggi per gli italiani all’estero o per gli immigrati in Italia.
E Apostolo migrante, perché "ad gentes", quelle vicine e soprattutto quelle lontane, in base al mandato ricevuto da Cristo: «Va’, perché io ti manderò lontano, tra i pagani» (At 22,21), fino agli estremi confini occidentali del mondo; così almeno nel suo chiaro progetto di raggiungere anche la Spagna passando dopo la tappa a Roma (Cfr Rm 15,24.28). Dunque è l’apostolo itinerante, in continuo movimento, come i migranti di ieri e di oggi, fra le genti «per guadagnarne il maggior numero» (1Cor 9,19).
È stata felice l’idea dei Vescovi filippini di inviare, in apertura dell’Anno Paolino, un messaggio a tutti i fedeli, ma con particolare riferimento ai dodici milioni di connazionali sparsi nel mondo. Ed è cosa singolare che i Vescovi raccomandino loro non semplicemente di conservare la fede predicata dall’Apostolo, ma di affiancarsi a lui per essere essi stessi, sul suo esempio e stimolo, apostoli delle genti: «Ispiratevi all’esempio dell’Apostolo Paolo e siate testimoni di Cristo fra tutte le genti della terra», sapendo «sfruttare al meglio l’incontro con genti diverse per tradizioni e cultura».
L’appello è rivolto ai migranti cristiani e tanto più alle nostre comunità cristiane, che siamo soliti chiamare "comunità di accoglienza"; un nome che nel suo senso più profondo e autentico comporta sia apertura di mente e di cuore, sia impegno concreto e generosa solidarietà verso ogni forma di mobilità umana: per queste nostre comunità e per ognuno di noi le migrazioni sono «momento favorevole» (2Cor 6,2), sono odierno areopago per dare il primo annuncio del vangelo ai non cristiani e per sostenere nella fedeltà al vangelo quelli che già sono cristiani, stimolandoli per di più ad essere, essi stessi, soggetti attivi di evangelizzazione. P. Bruno Mioli, Epifania del SignoreCristo rischiari le tenebre di questa afflitta Terra
Celebriamo oggi la solennità dell’Epifania, ovvero della manifestazione di Gesù Cristo a tutto il mondo. Con la venuta dei Magi alla Grotta di Betlemme lo spazio e l’orizzonte della redenzione non è limitato più ad Israele e alla Palestina, ma al mondo intero. Il Bambino Gesù è il Salvatore di tutti e a Lui possono far riferimento popoli, culture, nazioni, religioni di tutta la terra e trovare in Lui la fonte stessa della verità e della vera felicità. padre Antonio Rungi VERSO L’INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIEDIVENTARE genitori dà una felicità che non ha eguali. La mamma ed il papà sono al colmo della loro gioia mentre tengono tra le braccia il loro piccolo o la loro piccola. Il loro compito è appena iniziato, hanno con loro un piccolo essere, già pieno di potenzialità che essi faranno emergere con la crescita. I genitori, poi, hanno anche tanto di bello da insegnargli, trasmettendogli tutta la loro esperienza, mostrandogli tutto il loro buon esempio.
Tutto questo lavoro si chiama educazione. L’educazione è il più alto incarico che possa essere affidato ad una persona. I genitori lo iniziano sin dal concepimento del loro bambino e proseguiranno per tutta la vita. Santuario di Guadalupe. Città del Messico (Giovanni Paolo II, luglio 2002). Se il papà e la mamma desiderano il meglio per i loro figli saranno allora generosi nello spendersi per lui formandolo ai valori umani e cristiani. Su questo tema la Chiesa pone l’attenzione nell’Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolge dal 16 al 18 gennaio a Città del Messico.
Le famiglie di tutto il mondo si soffermano sul compito affascinante, ma anche assai impegnativo che è quello della formazione di una persona. Per educare un figlio i genitori – oggi più che mai in questa società – hanno bisogno di forza, saggezza e vero amore. Dove trovare questi doni? Dove rivestirsi di queste qualità? Senza dubbio nel sacramento del Matrimonio che hanno ricevuto. In quella grazia soprannaturale c’è tutto per affrontare la meravigliosa avventura.
Luca Pasquale UN NATALE ALTERNATIVONELL’ATTUALE nostra società il sistema consumistico si è impadronito del Natale, della festa più intimamente religiosa, e ne ha fatto una festa rozzamente materialistica e commercialmente redditizia, svuotandola del suo vero senso.
Proprio in questa occasione emerge la verità di chi intende essere cristiano e non vuole «conformarsi alla mentalità di questo secolo» (Cfr Rm 12,2), di chi non vuole essere schiavo del consumismo. Il cristiano è una persona che va contro-corrente. E quindi celebra un Natale alternativo.
Per il cristiano il Natale è la festa della venuta del Signore in mezzo agli uomini, è la festa della manifestazione dell’amore di Dio («Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» Gv 3,16), di un Dio che si spoglia della sua onnipotenza e si riveste di debolezza, di un Dio che «svuotò se stesso» (Fil 2,7) assumendo la precaria natura umana, di un Dio che attira il nostro cuore con la tenerezza di un bambino.
Un Dio che «da ricco che era si è fatto povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà» (Cfr 2Cor 8,9). La nascita povera di Gesù è il segno della sua povertà radicale, che è il suo farsi uomo, mortale. Attraverso questa sua povertà ci ha arricchito della partecipazione alla sua vita divina. Alla luce di questa fede scopriamo la presenza di Cristo povero nei poveri della nostra società. È là che Egli ci attende.Mons. Giuseppe Greco LE LETTERE DI PAOLODELL’APOSTOLO Paolo ci sono giunte 13 lettere (la 14, agli Ebrei, non è sua). Costretto dalle circostanze, egli si vanta del suo lavoro apostolico,
delle rivelazioni, delle sofferenze subìte per Gesù (Cfr. 2 Cor 11,22-12,5), ma non si vanta mai delle sue Lettere. Ma esse sono quanto di più
prezioso egli ha lasciato in eredità alla Chiesa universale, sia per la fede, sia per le norme di vita cristiana. E questo l’ha potuto fare con
l’apostolato della penna, di cui ha sentito il bisogno e l’utilità, poiché così continuava a essere presente ai suoi fedeli con la sua "predicazione
scritta". San Paolo. Icona greca. Ricordiamo le 13 lettere di Paolo inviate alle comunità cristiane o ai suoi collaboratori: ai Romani, due ai Corinzi,
ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, due ai Tessalonicesi, a Filemone, due a Timoteo, una a Tito. Quattro sono dette "Lettere dalla
prigionia" (Colossesi, Efesini, Filippesi, Filemone), perché risultano scritte da una prigione, probabilmente da Roma. Tre lettere sono dette
"Lettere pastorali" (due a Timoteo e a Tito), perché scritte a "pastori": a Timoteo Paolo aveva affidato la chiesa di Efeso, e a Tito la chiesa
dell’isola di Creta.
Antonio Girlanda Immacolata Concezione
L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Il dogma non afferma solamente che Maria è l'unica creatura ad essere nata priva del peccato originale - e ciò fin da nove mesi prima della sua nascita, e cioè al momento del suo concepimento da parte di sua madre, Sant'Anna - ma aggiunge altresì che la Madre di Dio per speciale privilegio non ha commesso nessun peccato, né mortale né veniale, in tutta la sua vita. Per sottolineare l'importanza del dogma la Chiesa cattolica ha fissato per l'8 dicembre la solennità dell'Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria. L'8 settembre del 1857, papa Pio IX, ha inaugurato e benedetto a Roma (in Piazza di Spagna), il monumento dell'Immacolata. Papa Pio XII, nel giorno dell'Immacolata Concezione, ha iniziato a inviare dei fiori come omaggio alla Vergine; il suo successore, papa Giovanni XXIII, nel 1958, lasciò il Vaticano e si recò personalmente in Piazza di Spagna per deporre ai piedi della Vergine Maria un cesto di rose bianche e successivamente fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore. Tale consuetudine è stata continuata anche dai papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e oggi Benedetto XVI. La visita in Piazza di Spagna, prevede un momento di preghiera, quale espressione della devozione popolare. L'omaggio all'Immacolata prevede il gesto della presentazione dei fiori, la lettura di un brano della Sacra Scrittura e di un brano della Dottrina della Chiesa cattolica, preghiere litaniche e alcuni canti mariani, tra cui il Tota pulchra. GESÙ BAMBINO
L'INFANZIA di Gesù è stata raffigurata dall’inizio della Chiesa. I cristiani pregano il Figlio di Dio fatto uomo e ricordano, come programma di vita, le parole: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore. Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli». L'’amore per l’umanità e l’infanzia di Gesù ha segnato Teresa di Gesù († 1582) e Giovanni della Croce († 1591), che l’hanno trasmesso ai Carmelitani Scalzi. Celebre è la statuina di Gesù Bambino di Praga, donata ai frati di quella città nel 1628 dalla principessa P. Lobkowitz, che lo raffigura in abiti regali esprimendo insieme la vera umanità e la divinità. Sempre nel Carmelo l’immagine fu venerata da Teresa di Lisieux († 1897), maestra dell’infanzia spirituale, e da Edith Stein († 1942), che si recò pellegrina a Praga e scrisse stupende pagine sulla regalità del Dio Bambino. Il culto a Gesù Bambino giunge ad Arenzano nel 1900, con un quadretto esposto dai Carmelitani nella loro chiesetta: semplice atto di pietà che avviò uno straordinario movimento di devozione. L’afflusso crescente dei devoti motivò la costruzione del Santuario (1904-1908). Davanti a questa immagine, in questi cento anni di vita, un numero sempre crescente di persone ha elevato le sue preghiere ricevendo grazie, beneficio, conforto. REAGAN E LE PAROLE DELLA MADONNAC'E' UN PICCOLO EPISODIO, MOLTO POCO NOTO, CHE VALE LA PENA DI RACCONTARE COSì COME LO HA RIFERITO MARJA PAVLOVIC, UNA DELLE VEGGENTI DI MEDJUGORIE CHE ORA VIVE IN ITALIA Nel 1987, pochi giorni prima della storica firma del trattato tra Reagan e Gorbaciov sulla riduzione degli aramamenti nucleari, l'accordo che avviò la caduta della Cortina di Ferro, la ragazza incontrò davanti alla sua casa, in quel paesino della Bosnia, una coppia di americani. Giancarlo Giojelli SANTA CATERINA D’ALESSANDRIALA fonte più antica sulla vita della nobile Caterina, vergine e martire, vissuta nel III-IV sec., è una Passio greca del VI-VIII sec. che narra del suo rifiuto di sacrificare agli dei nel tempio di Alessandria per ordine dell’imperatore Massenzio (o Massimino) e di come convertì i sapienti della corte imperiale poi condannati a morte. Dopo aver rifiutato le seduzioni dell’imperatore fu imprigionata e, in seguito a numerose conversioni, fu condannata al supplizio della ruota dentata che però si spezzò e quindi venne decapitata. Secondo la leggenda il suo corpo fu portato dagli angeli sul Sinai in un luogo ancor oggi chiamato Gebel Katherin (la Montagna di Caterina). L’imperatore Giustiniano vi fece costruire il celebre monastero che porta il suo nome dove sono conservate le icone più antiche dell’Oriente cristiano. Gli emblemi della vergine alessandrina sono gli strumenti del martirio: ruota e spada, ed i segni della regalità e della saggezza: corona e libro. È venerata tra i 14 santi ausiliatori. Per la disputa con i sapienti pagani, sin dal Medioevo fu assunta, tra gli altri, come patrona degli studenti di teologia: la sua immagine appare sul sigillo dell’Università di Parigi e le tesi di laurea presentate nel giorno della sua festa erano chiamate catherinettes. Nell’icona indossa vesti regali di stile bizantino con incastonate pietre preziose come la corona che reca sul capo, la mano sinistra è aperta e con la destra impugna la croce, segno del martirio. Nel fondo oro in cui la luce annienta le ombre la stilizzazione delle forme, le campiture piatte di colore, la fissità dello sguardo rimandano ad una dimensione sovrannaturale. La liturgia bizantina la chiama "megalomartire" e così la celebra: «Dopo aver attraversato agile e leggera il mare di questo mondo, o martire, senza far esperienza delle sue ondate, o sapientissima, sei ora approdata a un porto tranquillo per offrire a Cristo, come multiforme ricchezza, o vergine, la schiera dei martiri, o Caterina beatissima». Tiziana De Blasi I MIRACOLI DI GESÙDEI MIRACOLI di Gesù il più grande è Gesù stesso, il Dio fatto uomo. Questo evento colma di stupore il cuore del credente. Del credente: perché in realtà ogni miracolo è legato alla fede: può essere percepito solo alla luce della fede e può accadere in forza della fede o in vista della fede. «La tua fede ti ha salvato», diceva Gesù nel compiere un miracolo. Il miracolo fondamentale di Gesù è la sua risurrezione, dove risplende la sua vittoria sul male e sulla morte.
Tutti i miracoli operati da Gesù nella sua vita terrena sono "segni" (così preferisce chiamarli il Vangelo di Giovanni) della sua "gloria", della vittoria del regno di Dio sul regno di Satana, attestano la presenza misericordiosa di Dio in mezzo a noi e ne mostrano i frutti. Questi miracoli di Gesù rivelano la sua divinità, ma rivelano anche la sua ricchezza di umanità: egli, nei confronti del lebbroso, «mosso a compassione (letteralmente: sentendosi rivoltare le viscere), stese la mano, lo toccò e gli disse: lo voglio, guarisci!» (Mc 1,41). Gesù è quel Dio che non ci salva da lontano, ma assume la natura umana piagata, si fa vicino al lebbroso, lo "tocca", abbattendo ogni forma di emarginazione e di esclusione, non temendo il contagio; e viene "contagiato" divenendo, nella Passione, come un lebbroso, secondo la descrizione profetica di Isaia, «disprezzato e reietto dagli uomini, come uno davanti al quale ci si copre la faccia» (Is 53,3). Ecco il miracolo dell’amore. Gesù Cristo ci ha salvato a caro prezzo. Tutti i miracoli da Lui operati sono segni di questa salvezza.
PERCHÉ È NECESSARIO ANNUNCIARE GESÚ CRISTO?È necessario annunciare, con gioia, Gesù Cristo perché lo chiedono: Dio Padre, Gesù Cristo, lo Spirito Santo, il Vangelo, la persona umana, il cristiano, la Chiesa, la società d’oggi. Dio Padre chiede che l’annuncio del Suo Figlio Gesù Cristo sia fatto a tutti. Per quale motivo? Perchè Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tim 2,4). Per questo: • Egli invia il Suo Figlio Gesù Cristo, che è la Sua Parola definitiva e perfetta e il nostro Salvatore • e dona lo Spirito Santo, grazie al quale crediamo in Cristo e invochiamo Dio come Padre. In quale modo Dio vuol far conoscere a tutti il Suo Figlio? Dio ha inscritto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscerLo e amarLo, e non cessa di attirare ogni persona a Sé, per mezzo del Suo Figlio nello Spirito Santo. Nello stesso tempo affida a degli uomini, da Lui convocati nella Chiesa Suo Popolo, la missione di far conoscere il Suo Figlio e di comunicare la salvezza da Lui attuata. Gesù Cristo è venuto in questo mondo perché “tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Come Gesù Cristo attua tale missione? Egli: • annuncia la ‘Buona Novella’ a tutti; • offre la sua vita, morendo in croce, “per voi e per tutti, in remissione dei peccati” (cf. Mt 26,28); • prima di tornare dal Padre, ha dato quest’ordine ai Suoi discepoli: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19) • si presenta come diverso dagli altri, come Unico! Perchè Gesù Cristo è Unico? In quanto Egli è l’Unico Figlio di Dio, consustanziale a Dio Suo Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30). Dio ha detto e ha donato tutto se stesso nel suo Figlio Unigenito Gesù Cristo. Per questo non c'è da aspettare nessuna altra nuova rivelazione o dono: sarebbe un'offesa nei riguardi di Cristo, Unico, perfetto e definitivo Rivelatore di Dio. Per questo, Lui, e solo Lui: • ci fa conoscere in maniera piena, perfetta e definitiva Dio Padre: “Chi vede me, vede il Padre” (Gv 14,9); • ci dona, con la Sua morte e la Sua risurrezione, la vera e la piena salvezza: “In nessun altro c’è salvezza; non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,12). Il nostro compito pertanto è di lasciarci guidare dallo Spirito Santo nell’accogliere Gesù Cristo, nel crescere sempre più nella sua conoscenza e nella sua intimità di vita: nel conoscere, celebrare, pregare, vivere, testimoniare Lui, il Cristo. Gesù Cristo toglie qualcosa all’uomo? Gesù Cristo non toglie nulla all’uomo, anzi Lui: • dona la vita nuova divina di figli di Dio; • porta a compimento, dopo averlo purificato, quanto di vero-buono-bello c’è in ogni persona e in ogni religione; • realizza pienamente le autentiche aspirazioni dell’uomo; • apre all’uomo orizzonti nuovi, gli indica la strada e gli dona la grazia per realizzarli; • non diminuisce, ma esalta la libertà umana e la sollecita verso il suo compimento, nell’incontro gioioso con Dio e nell’amore gratuito e premuroso per il bene di tutti gli uomini. Lo Spirito Santo effuso in noi da Dio Padre, per mezzo di Cristo morto-risorto, ci spinge ad essere annunciatori, affinché tutti “conoscano te, l’unico vero Dio e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3). Con la sua luce e la sua grazia, l’umanità può, in Cristo, “trovare, in una pienezza insospettabile, tutto ciò che essa cerca su Dio, sull’uomo e sul suo destino, sulla vita e sulla morte, sulla verità”, come ricorda Giovanni Paolo II, nella Enciclica Redemptoris missio (n.8). Il Vangelo va annunciato a tutti. Perchè? In quanto esso è capace di: • Entusiasmare la persona di qualunque età, cultura, lingua… • Permeare ogni forma di vita che a priori non la esclude. E questo perché la Parola di Cristo non è legata “in modo esclusivo ed indissolubile con nessuna nazione o stirpe, con nessun particolare modo di vivere, con nessuna consuetudine antica o recente” (Conc.Vat. II, GS 58). Il Vangelo è per tutte le culture, e queste possono tutte essere “fermentate” dal Vangelo: come il seme che cade sul terreno, e là dove è possibile germina e fruttifica; oppure come il lievito che fermenta la massa, o il sale che dà sapore al cibo, o la rugiada e la pioggia che permette ad ogni vegetazione di crescere. • “Il Vangelo di Cristo rinnova continuamente la vita e la cultura dell’uomo decaduto, combatte e rimuove gli errori e i mali derivanti dalla sempre minacciosa seduzione del peccato. Continuamente purifica ed eleva la moralità dei popoli, restaura in Cristo le qualità spirituali e le doti di ciascun popolo” (GS 58). La persona umana, proprio in quanto capace di dialogo con il suo Creatore, ha il diritto e il dovere di: • ascoltare la Verità, nella maniera più autentica, integra, completa che sia possibile: la “Buona Novella” di Dio che si rivela e si dona in Cristo. In tal modo la persona realizza in pienezza la sua propria vocazione; • annunciare la Verità, per condividere con gli altri la propria Fede: è proprio dell’uomo il desiderio e l’impegno concreto per far partecipare gli altri ai propri beni, che ha ricevuto in dono e che apprezza; • vivere in pienezza la propria vita: “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Perchè la persona ha bisogno dell’annuncio di Cristo? In quanto Cristo: • libera l’uomo dal peccato e lo fa diventare figlio di Dio; • svela all’uomo la propria integrale e originale identità e gli dona la capacità di realizzarla; • ha anche sull’uomo di oggi una straordinaria forza di attrazione e di convincimento. Per questo è necessario annunciare a tutti, in modo sereno e positivo la Verità cristiana nella sua integrità, nella sua completezza, nella sua armonia, e, perchè no?, anche nella sua bellezza, che tanto affascina l’uomo d’oggi. Sarà così possibile per la persona conoscere e accogliere, nella libertà, quello splendor veritatis che è Cristo stesso, il quale non toglie nulla di ciò che nell’uomo e nel mondo c’è di vero, buono, bello: anzi tutto questo viene purificato, potenziato, completato proprio da Cristo. Il Cristiano, ogni cristiano in quanto tale, ha il diritto e dovere di annunciare Gesù Cristo. Qual è il fondamento di tale diritto/dovere? Tale diritto/dovere: • si fonda sulla libertà religiosa, diritto naturale di ogni uomo; • è un’esigenza profonda della vita di Dio in lui. La necessità di annunciare il Vangelo a tutti nasce nel cristiano dall’esigenza di condividere con gli altri quanto di originale, di specifico, di unico egli ha ricevuto da Dio, e cioè la Fede; • si fonda sul comando di Cristo: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà, sarà condannato” (Mc 16,15-16); • l’annuncio di Cristo è indispensabile perché gli altri possano conoscere e accogliere Cristo per ottenere la salvezza. Infatti per credere in Lui, occorre sentir parlare di Lui, necessita uno che, dopo averLo conosciuto, Lo annunzi agli altri. Infatti: “Come potranno invocarLo senza aver prima creduto in Lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che Lo annunzi?” (Rm 10, 14). SAN LUCA EVANGELISTANATO ad Antiochia, in Siria, medico (Col 4, 14) e fedele compagno di Paolo nei numerosi viaggi apostolici (At 16,10-17; 20,5-12; 21,1-18; 27,1-28, 16; Fm 24; 2Tm 4,11), è autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli.
È venerato come medico e pittore. Secondo un’antica tradizione la cui prima testimonianza risale a Teodoro il Lettore (520-530), è considerato il primo iconografo della Theotokos (Madre di Dio) ritratta come Hodighitria – colei che indica la via – , Eleousa o della Tenerezza e Aghiosoritissa o Avvocata. "San Luca dipinge la Madre di Dio", icona sec. XVII, Scuola di Pskov, Russia. A Luca, è indubbio, si deve la prima icona "di parole" di Maria in cui traspare il suo ritratto interiore. Attributi iconografici: il libro e il bue ascrittogli da Girolamo per l’inizio del suo Vangelo. La struttura compositiva dell’icona (foto), che lo ritrae nell’atto di dipingere la Madre e il Figlio su uno sfondo architettonico, esalta la ieraticità e la verticalità delle due figure sottolineandone la sacralità. L’evangelista è patrono di accademie e corporazioni di artisti tra cui l’Accademia di San Luca in Roma. La liturgia bizantina lo ricorda il 18 ottobre e così lo celebra: «Luca, apostolo di Cristo, iniziato alle realtà ineffabili e maestro delle genti, insieme al divino Paolo e alla pura Madre di Dio, di cui hai dipinto con amore la divina immagine, prega, tu che hai visto Dio, per noi che ti diciamo beato e che onoriamo la tua sacra dormizione, o sapientissimo narratore di misteri». Giornata Missionaria MondialeLA missione, anche in questo mondo attraversato da conflitti e squilibri, «continua ad essere una priorità assoluta per tutti i battezzati» e un compito «essenziale» della Chiesa. Lo ribadisce Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata missionaria mondiale che si celebra il 19 ottobre 2008, sul tema «Servi e apostoli di Cristo Gesù». Ancora una volta il Pontefice ha voluto evidenziare il legame fra l’annuncio "ad gentes" e l’Anno Paolino. L’umanità di oggi, somiglia al Macedone apparso in sogno all’Apostolo delle genti chiedendogli di andare nel suo Paese ad annunciare Cristo. Il mondo contemporaneo conosce, oltre a «prospettive di promettente sviluppo economico», forti preoccupazioni che investono il futuro stesso dell’uomo. Violenza, povertà, discriminazioni e persecuzioni, che causano esodi di popolazioni. Fenomeni che rischiano di essere acuiti dal progresso tecnologico «quando non è finalizzato al bene comune dell’uomo, né ordinato a uno sviluppo solidale». Solo Dio, allora, è «l’energia spirituale capace di far crescere nella famiglia umana, l’armonia, la giustizia, la comunione tra le persone, le razze e i popoli a cui tutti aspirano». E Gesù è «la fonte» dalla quale i missionari possono attingere «l’attenzione, la tenerezza, la compassione, l’accoglienza, la disponibilità, l’interessamento ai problemi della gente», atteggiamenti necessari a dedicarsi «completamente e incondizionatamente» all’annuncio. Laici nella Chiesa per opere di caritàLE Confraternite sorsero nel XII secolo. Esse sono associazioni cristiane fondate con lo scopo di suscitare l’aggregazione tra i fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare il culto. Sono costituite canonicamente in una chiesa con formale decreto dell’Ordinario. Hanno uno statuto, un titolo, un nome ed una foggia particolare di abiti. I loro componenti, conservando lo stato laico e secolare, non hanno l’obbligo di emettere i voti, né di fare vita in comune, né di rinunziare al proprio patrimonio.
Le Confraternite ebbero grande sviluppo tra il XIV ed il XVIII secolo, diffondendosi in tutta l’Europa; molte di esse divennero importanti e potenti economicamente, pur non impegnandosi direttamente nelle vicende politiche, influirono ed incisero non poco nelle questioni civili, contribuendo allo sviluppo sociale, artistico ed economico delle comunità in cui si trovarono inserite. Nel corso dei secoli due sono gli scopi delle Confraternite. Da un lato la missionarietà e dall’altro l’esercizio della carità: accogliere i pellegrini, assistere i carcerati, seppellire i morti, costruire ospedali. «Vasto è il campo nel quale dovete lavorare… Vi chiedo soprattutto di curare la vostra formazione spirituale e di tendere alla santità, seguendo gli esempi di autentica perfezione cristiana, che non mancano nella storia delle vostre Confraternite» (Benedetto XVI - Alle Confraternite delle Diocesi d’Italia, 10.11.2007). |
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