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日志


LA STRETTA DI MANO

 Gesù

 La stretta della tua mano

Ti prego:
non togliermi i pericoli,
ma aiutami ad affrontarli.

Non calmar le mie pene,
ma aiutami a superarle.
 
on darmi alleati nella lotta della vita,
eccetto la forza che mi proviene da te.

Non donarmi salvezza nella paura,
ma pazienza per conquistare la mia libertà.

Concedimi di non essere un vigliacco
usurpando la tua grazia nel successo,
ma non mi manchi la stretta della tua mano
nel mio fallimento.

 

Tagore

INCONTRO GRUPPO GIOVANI

  gruppo giovani

Nuova riunione gruppo giovani martedì 26 febbraio alle ore 21 presso i locali della nostra parrocchia.
Sono invitati tutti i giovani di età compresa tra i 18 ed i 30 anni...

VI ASPETTIAMO NUMEROSI...

 

 

PREGHIERA - Kahlil Gibran

croce 2

 

Dammi il supremo coraggio dell'Amore,
questa è la mia preghiera,
coraggio di parlare,
di agire, di soffrire,
di lasciare tutte le cose,
o di essere lasciato solo.
Temperami con incarichi rischiosi,
onorami con il dolore,
e aiutami ad alzarmi ogni volta che cadrò
Dammi la suprema certezza nell'amore,
e dell'amore,
questa  è la mia preghiera,
la certezza che appartiene alla vita nella morte,
alla vittoria nella sconfitta,
alla potenza nascosta nella più fragile bellezza,
a quella dignità nel dolore,
che accetta l'offesa,
ma disdegna di ripagarla con l'offesa.
Dammi la forza di a
mare
sempre  
e ad ogni costo.

MESSAGGIO DI TENEREZZA

 
 
jesuslaptop 
 
 
 
Questa notte ho fatto un sogno,
ho sognato che camminavo sulla sabbia accompagnato dal Signore, e sullo schermo della notte erano proiettati tutti i giorni della mia vita.
Ho guardato indietro e ho visto che ad ogni giorno della mia vita proiettato nel film apparivano orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.


Così sono andato avanti,
finchè‚ tutti i miei giorni si esaurirono.
Allora mi fermai guardando indietro,
notando che in certi posti c'era solo un'orma...
Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita: i giorni di maggior angustia,
di maggiore paura e di maggior dolore...


Ho domandato allora:
"Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me in tutti i giorni della mia vita, ed io ho accettato di vivere con Te, ma perché‚ mi hai lasciato solo proprio nei momenti peggiori della mia vita?".


Ed il Signore mi ha risposto:
"Figlio mio, io ti amo e ti dissi che sarei stato con te
durante tutta la camminata e che non ti avrei lasciato solo
neppure per un attimo, ebbene non ti ho lasciato...
I giorni in cui tu hai visto solo un'orma sulla sabbia,sono stati i giorni in cui io ti ho portato in braccio"
.

 

Le tentazioni

 

gruppo giovani

Carissimi,ieri 13 Febbraio c'è stato l'incontro giovani eravamo pochini 7,ma siamo fiduciosi per i prossimi incontri...i Muffin c'hanno fatto compagnia NUTELLA FOR EVER.Ecco di seguito il tema della serata : Le Tentazioni.Ringraziamo Valentina per la sua disponibilità.

Tentazioni di Gesù Mt 4,1-11 (Mc 1,12-13; Lc 4,1-13).

Mettiamoci in ascolto della Parola per vedere come Gesù ha vissuto la fatica e la prova, come è riuscito a non incastrarsi nelle fatiche e come anche noi possiamo riuscirci…

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"». 5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto:
"Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo,
ed essi ti porteranno sulle loro mani,
perché tu non urti con il piede contro una pietra"».
7 Gesù gli rispose: «È altresì scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"».
8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: 9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto"».
11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.

L’episodio delle tentazioni di Gesù è presente nei vangeli agli inizi della Sua vita, i discepoli non c’erano, l’unica persona presente è Gesù…probabilmente è Gesù stesso che racconta qualcosa di sé, ha creduto che fosse importante condividere con l’uomo quest’esperienza, si mostra a noi nella fatica e nel rischio di sbagliare. Il bene e il male, la lotta tra il buio e la luce, tra la vita e la morte, ci sono sempre stati e anche il Figlio di Dio ha vissuto questa lotta, non se l’è risparmiata, ha condiviso con noi l’esperienza dell’angoscia e della fatica, ha condiviso con noi il nostro più grande dramma: la libertà.

Vivere questo passaggio è necessario per verificare la nostra scelta, non è un tranello, ma un’occasione di incontrare Dio e scegliere il Signore in modo più forte nella vita.

E’ proprio lo Spirito che porta Gesù nel deserto, che gli fa intuire questa necessità e allora possiamo credere che anche dentro il deserto siamo custoditi dallo Spirito di Dio, non dobbiamo provare paura nella tentazione perché Dio è con noi.

Il verbo "tentare" è uguale a "verificare". E’ un bivio: in mezzo c’è la nostra decisione, la nostra scelta. Siamo di fronte alla verità di noi e del nostro cuore. Questo spazio della vita è previsto per ognuno, l’unica risposta non-prevista è la risposta di ciascuno di noi.

"Dove siamo": Il brano delle tentazioni è subito dopo il battesimo di Gesù, quando il Padre fa risuonare la Sua voce "Tu sei il Figlio mio prediletto in cui mi sono compiaciuto", Gesù ha questa consapevolezza: sa chi è Lui per il Padre ed è forte di questa identità precisa.

Come Gesù entra nel deserto? Il deserto è il luogo dove s’incontra Dio: ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore (Os 2,14), è il luogo dell’essenziale, Dio ci insegna che sono necessarie solo poche cose, ci mette nella situazione che il di più pesa. Gesù vi entra pieno di Spirito santo e digiunando per quaranta giorni. Il digiuno non è un sacrificio, ma una questione di verità su se stessi, il non-mangiare ci richiama al bisogno, al nostro sentirci creature, gente che per vivere ha bisogno anche solo di un pezzo di pane."Quando arriva il diavolo di fronte a Gesù?": quando inizia a sentire fame. Il tentatore, il diavolo, è colui che divide, non sopporta che stiamo vicino con Dio, vuole dividerci da Lui, tenta di insinuarsi nel rapporto Padre-figlio per distruggerlo.

Nel brano ci sono tre grandi tentazioni che includono tante microtentazioni: la madre di tutti i dubbi è "Se tu sei il Figlio di Dio". Il diavolo cerca di mettere il dubbio sulla nostra identità: chi sei tu e su chi è Dio per te. Insinua il dubbio proprio in quel rapporto Padre-figlio.

Il diavolo è il "principe del se"…se gli diamo spazio facendogli rompere il rapporto col Padre, diventiamo campo aperto per i miraggi e continueremo a bere solo sabbia! La prima cosa che il male vuole da noi è un colloquio, all’inizio può sembrare anche buono ma ci inizia a indebolire; è stato cosi per Eva quando il serpente le chiese: "E’ vero che Dio vi ha detto di non mangiare dell’albero?" Eva si mette a parlare col serpente, lui si preoccupa per te, ti diventa amico, ancora non ti chiede di peccare, ma ti offre soluzioni illusorie e comode: "non morirete affatto se ne mangerete, anzi in quel giorno, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio". Il peccato è sempre una proposta a fare a meno di Dio e iniziare a coccolare i pensieri ci rende deboli.

Gesù risolve il suo colloquio col diavolo nel deserto molto meglio di Eva, risponde con la Parola: "Sta scritto". Ogni crisi è crisi di memoria, quando dimentichiamo, mettiamo in crisi il cammino che il Signore ci ha fatto fare. La Parola è dunque lo strumento per fare memoria e non entrare in tentazione.

Le tentazioni di Gesù

La tentazione del pane

Ricordando ciò che è stato detto a Gesù quando era sulla croce "Ha salvato altri salvi se stesso", potremmo dire anche "Ha sfamato altri, perché non sfama se stesso?" il primo motivo è che gli manca qualcuno per fare il miracolo, il Signore non agisce per se stesso, il secondo motivo è che quando Gesù fa un miracolo, lo fa sull’offerta di qualcuno – ricordate i 5 pani e 2 pesci? – il miracolo dunque non è magia, si compie su un’offerta viva, non su cose morte come un sasso.

Le nostre tentazioni

La tentazione della fame: di cosa abbiamo fame? Dio sazierà le nostre tante fami? Tentiamo di sostituire Dio con le cose e con le persone temendo che non basti?

Le tentazioni di Gesù

La tentazione del potere

E’ la tentazione del controllo sulle cose, sulle persone, sulle situazioni. Gesù rifiuta di sfidare Dio, di sostituirsi al Padre, rifiuta di essere servo e schiavo del potere. Gesù è uomo libero che ama la libertà dell’uomo.

Le nostre tentazioni

La tentazione delle sicurezze: se lasciamo le redini, chi guida? chi controlla le nostre vite? Ci sentiamo liberi o schiavi?chi o cosa serviamo?

Le tentazioni di Gesù

La tentazione di Gerusalemme
E’ la tentazione più pericolosa, si insinua nel modo con cui il Messia deve adempiere al progetto, alla volontà del Padre. Il diavolo propone a Gesù un’altra via rispetto a quella che Dio ha pensato, non la morte in croce, e tornerà a tentarLo anche nel Getsemani quando nella notte in quell’orto cercherà nuovamente di separarlo dal Padre: "stai facendo tanta fatica per niente, nessuno capirà".

Le nostre tentazioni

La tentazione della sequela facile

: da dove parte la nostra sequela di Gesù?dove il cammino si inceppa o si fa difficile?cerchiamo un altro modo per arrivare al Padre?quale scorciatoia vorremmo?

Non c’è sequela e ricerca del Signore se non passando attraverso la fatica e la prova. Impariamo a seguire le Sue orme, a stare dietro di Lui. Gesù diventerà tutto ciò su cui è stato tentato in opposizione: si farà PANE per rimanere sempre con noi e sfamare la nostra fame da dentro, si farà RE, innalzato sulla croce e sovrano della libertà di amare fino in fondo, vincerà gli uomini amandoli, non costringendoli, si farà OBBEDIENZA al Padre, si butterà non dal pinnacolo, ma nell’abbraccio, nella volontà del Padre fino alla fine.

L’abbandono è la fine di ogni paura… non si capisce, si vive!

 
 

Il muro.

In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all'altra.
Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.
L'altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano.
"Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera" pensava il primo eremita. Che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell'altro.
Per fargli capire in modo visibile quanto fosse ancora lontano dalla santità, decise di posare una pietra all'imboccatura della propria grotta ogni volta che l'altro commetteva una colpa.
Dopo qualche mese davanti alla grotta c'era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato dentro.


T
alvolta intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, le imbronciature.
Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore. E soprattutto cercare di non diventare "una pietra in più nei muri degli altri".


SAN GAETANO CATANOSO

Gli anni della formazione

GAETANO CATANOSO nacque a Chorio di San Lorenzo, nell’Arcidiocesi di Reggio Calabria, il 14 febbraio 1879 da Antonio Catanoso e Antonina Tripodi, agricoltori profondamente cristiani. Lo stesso giorno ricevette il Battesimo e nel 1882 il sacramento della Confermazione. All’età di dieci anni, avvertita la chiamata al sacerdozio, entrò nel Seminario Arcivescovile di Reggio. Terminato il periodo di formazione, fu ordinato sacerdote dal Cardinale Gennaro Portanova, il 20 settembre 1902. In quella occasione manifestò pubblicamente il proposito di voler essere un degno ministro di Cristo e ai parenti ed amici domandò di pregare per lui affinché il Cuore di Gesù lo avesse condotto alla santità. Fece allora la promessa di non commettere mai alcun peccato deliberato e di stare alla presenza di Dio ogni istante della vita.

Parroco a Pentidattilo

Per due anni fu prefetto d’ordine in Seminario. Quindi, nel 1904, venne nominato parroco di Pentidattilo, un piccolo paese dell’Aspromonte, dove prosperava la povertà, l’analfabetismo, l’ignoranza religiosa e dove la gente viveva in silenzio il dramma dell’emarginazione e talvolta della prepotenza. Il Catanoso, senza attardarsi in teorizzazioni pastorali o sociologiche, si dedicò immediatamente ed interamente alla missione di pastore, facendosi tutto a tutti. Condivise le privazioni, i disagi, le gioie e le pene della sua gente. Fin d’allora il popolo ravvisò in lui il carisma della paternità e spontaneamente cominciò a chiamarlo «padre », appellativo che mai più lo avrebbe abbandonato, perché meglio di ogni altro qualificava la sua personalità sacerdotale e pastorale.Fu diligente nell’annuncio della parola di Dio e nell’insegnamento della dottrina cristiana, edificante nella celebrazione dei divini misteri, assiduo al ministero delle Confessioni, generoso con le famiglie bisognose, premuroso con i malati. Per i giovani, che non potevano frequentare le scuole pubbliche, aprì una scuola serale gratuita ed egli ne fu l’insegnante.

Collaborò nella predicazione e nell’amministrazione del sacramento della Penitenza con i parroci più vicini.

Missionario del Volto Santo

A Pentidattilo fu come incendiato dalla devozione al Volto sofferente del Signore. Abbracciò la missione di diffonderne il culto tra il popolo e di coinvolgere i sacerdoti e i laici nell’apostolato della riparazione dei peccati, specialmente della bestemmia e della profanazione delle feste religiose. « Il Volto Santo — affermava — è la mia vita. Lui è la mia forza »; ed ancora: «Gesù ha bisogno di molte Veroniche per i peccati di bestemmia e di sacrilegio e di molti Cirenei per la Croce sempre più pesante dei più poveri senza conforto e senza aiuto ». Con una felice intuizione unì questa devozione alla pietà eucaristica. Al riguardo scriveva: «La devozione al Volto Santo si incentra nel sacro velo della Veronica dove nostro Signore impresse col suo preziosissimo sangue i lineamenti della sua Faccia divina. È una reliquia preziosissima che la Chiesa conserva e che noi adoriamo. Ma se vogliamo adorare il Volto reale di Gesù, non l’immagine sola, questo Volto noi lo troviamo nella divina Eucaristia, ove col Corpo e Sangue di Gesù Cristo si nasconde sotto il bianco velo dell’ostia il Volto di Nostro Signore ». E siccome Cristo è presente anche in ogni uomo che soffre, si sforzò di riportare l’immagine del Creatore sul volto di tutti coloro che ne fossero privi a causa del peccato. Nel 1918 divenne «Missionario del Volto Santo », iscrivendosi all’Arciconfraternita di Tours. L’anno successivo istituì a Pentidattilo la Pia Unione del Volto Santo e più tardi fondò un bollettino che diffondeva tale devozione.

Promotore dell’Opera dei Chierici Poveri

Convinto che la rinascita spirituale e morale delle popolazioni calabresi non sarebbe stata possibile senza l’attività pastorale dei sacerdoti, promosse l’Opera dei Chierici Poveri, il cui scopo era quello di offrire ai giovani, sprovvisti di mezzi, il necessario per poter raggiungere il Sacerdozio. «Chiamiamo a raccolta — scriveva — tutte le nostre energie per dare alla Chiesa molti e santi sacerdoti, aiutando le vocazioni povere. È specialmente nelle nostre campagne dove si trovano i fiori più belli che aspettano la mano pietosa che li raccolga e li trapianti nell’aiuola del Signore. Non sono dunque le vocazioni che vengono a mancare, come vanno ripetendo alcuni che hanno il cuore chiuso alla generosità ». Ed aggiungeva: «Ben volentieri vorrei si convertisse in lagrime tutto il mio sangue, se con questo sacrificio potessi portare avanti tante vocazioni povere, che domani diminuiranno il pianto della Chiesa, che è madre delle anime, e il pianto di tante anime confortate dal ministero sacerdotale ».

L’impegno pastorale a Reggio Calabria

Dal 1921 al 1940 fu parroco, nella città di Reggio, della Chiesa di Santa Maria della Purificazione (detta anche della Candelora), dove, coadiuvato dal fratello sacerdote, don Pasqualino, svolse un’attività ancora più intensa e più vasta. Tra i suoi impegni, un posto preminente occuparono l’evangelizzazione, la catechesi, le missioni al popolo, il culto dell’Eucaristia, il ministero delle Confessioni, l’assistenza ai poveri, ai malati e ai perseguitati da associazioni criminose, l’opera delle vocazioni sacerdotali, l’accoglienza di quanti ricorrevano a lui. Non volle mai porre limiti al suo zelo apostolico e ben se ne accorsero i suoi superiori che gli affidarono anche altri incarichi, spesso alquanto gravosi: direttore spirituale del Seminario Arcivescovile (1922-1949), cappellano degli Ospedali Riuniti (1922- 1933), confessore degli Istituti Religiosi cittadini e del carcere (1921- 1950), canonico penitenziere della Cattedrale (1940-1963), rettore della Pia Unione del Volto Santo, trasferita da Pentidattilo a Reggio nel 1950, con decreto di Mons. Demetrio Moscato, Arcivescovo di Salerno ed Amministratore Apostolico di Reggio e di Bova.

Fondatore delle Suore Veroniche del Volto Santo

Negli anni trascorsi nell’Aspromonte, il Catanoso era venuto a diretto contatto con una difficile realtà sociale e religiosa. «Ancora nel lontano 1920 — scriveva — visitando molti paesi sperduti sui monti della Calabria e predicando in quasi tutte le parrocchie dell’Arcidiocesi, ho sentito una stretta al cuore nel vedere tanti bambini innocenti esposti alla corruzione, tanti giovanetti senza guida e senza orientamento nella vita, troppe chiese povere spoglie e tanti tabernacoli senza il dovuto decoro. Sacerdoti sofferenti e senza assistenza ». Cominciò così a concretizzarsi in lui il pensiero di dar vita ad una congregazione religiosa femminile, che avesse propagato la devozione al Volto Santo di Gesù e portato conforto ai sacerdoti più bisognosi ed aiuto alle parrocchie più sperdute ed abbandonate. Nel 1934, pertanto, incoraggiato anche da San Luigi Orione, che gli era amico da tempo, fondò le Suore Veroniche del Volto Santo, che nel 1953 vennero canonicamente approvate dall’Arcivescovo Giovanni Ferro e, successivamente, anche dalla Santa Sede. Egli stesso disse che le sue suore dovevano essere «gente che sa parlare alla propria gente, che ama il Signore in semplicità, che non chiede se nel paese dove è mandata c’è la casa o il giardino. Gente che va senza pretendere nulla, che si sacrifica, che soffre, che aiuta la Chiesa ». Aggiungeva: « Il vostro posto è quello che gli altri hanno rifiutato, tra la gente più povera e più umile ». Secondo questi criteri guidò il suo Istituto, aiutandolo a superare non poche difficoltà e ad estendersi in varie parrocchie dell’Arcidiocesi di Reggio ed oltre.

Un tempio per il Signore

Per dare ulteriore sviluppo e vigore a quella devozione che era il fulcro della sua spiritualità e del suo apostolato, progettò la costruzione di un tempio dedicato al Volto Santo. Il sopraggiungere della morte non gli permise di vederne la realizzazione. La Provvidenza, però, gli concesse molto di più; gli concesse di poter fare della sua persona un tempio spirituale per il Signore (cf. 2 Cor 6, 26), un vero santuario vivente, che fu un punto di riferimento per l’intera città di Reggio. A lui ricorrevano con fiducia gli Arcivescovi della città, i sacerdoti, le suore, i seminaristi, i laici, che trattava sempre con tenerezza e cordialità. Non spezzava la canna incrinata e non spegneva il lucignolo fumigante (cf. Mt 12, 20), invece incoraggiava tutti a lodare Dio con la propria vita e a vincere il male con il bene.

Con i poveri, per i poveri

Autentico missionario del Vangelo, non si limitò a santificare se stesso, ma con la parola, gli scritti e le opere dette una splendida testimonianza di fedeltà a Cristo e promosse una pacifica e progressiva mobilitazione di anime, concretamente ed umilmente impegnate a migliorare le condizioni religiose della Calabria. Non restò indifferente neppure ai mali sociali, che sono la naturale conseguenza del peccato. Quindi, con la forza della carità e dell’umiltà, cercò di restituire ai poveri la loro dignità e di estirpare dalla società tutto ciò che si oppone al disegno divino.

La centralità dell’Eucaristia e la devozione alla Madonna

Coltivò la sua vita interiore, riuscendo ad armonizzare la dedizione alle anime con l’amore al raccoglimento e alla preghiera. La Messa celebrata ogni giorno e la frequente adorazione del Sacramento dell’altare furono l’anima del suo sacerdozio e il sostegno del suo apostolato. Documento importante della centralità che l’Eucaristia ebbe nella sua vita è l’«Ora eucaristica sacerdotale », da lui pubblicata per la prima volta nel 1915. Praticò il sacrificio, la mortificazione e la penitenza. Accettò con pazienza le malattie e la cecità che l’afflisse nell’ultimo scorcio di vita. Non solo evitò attentamente ogni forma di peccato, ma fu un banditore instancabile dell’apostolato della riparazione. Egli stesso, nel 1929, si offrì vittima al Cuore di Gesù, desiderando di completare nella propria carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa (cf. Col 1, 24). Nutrì per la Vergine Maria una devozione semplice e fervorosa, che irradiò tra le sue suore e il popolo. Fin dalla fanciullezza aveva imparato a recitare quotidianamente il rosario e continuò a farlo fino alla morte. La corona del rosario era sempre tra le sue mani.

La morte

Anche nella vecchiaia, per quanto gli fu possibile, non tralasciò mai i suoi doveri sacerdotali e i suoi impegni pastorali, mentre con grande serenità si preparava all’incontro definitivo con Dio. Nell’ultima malattia spesso sussultava di gioia esclamando: «Com’è bello il Signore! Com’è bello il Signore! ». Con il conforto dei sacramenti, si spense santamente il 4 aprile 1963 a Reggio, nella Casa Madre della Congregazione che lui aveva fondato.Il clero e il popolo, che lo consideravano santo, parteciparono numerosi ai solenni funerali, presieduti dall’Arcivescovo, il quale, avendolo ben conosciuto, potè dire che il Padre Catanoso era stato «un piissimo sacerdote che ha sempre insegnato nella sua lunga vita come si ama e si serve il Signore ».

Fu annoverato tra i Beati da Papa Giovanni Paolo II, il 4 maggio 1987.

 

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/saints/ns_lit_doc_20051023_catanoso_it.html

La preghiera di san francesco

 
s_francesco
 
 
 
Oh Signore fa di me uno strumento della tua Pace:
Dove è odio, fa che io porti l'Amore.
Dove è offesa, che io porti il Perdono.
Dove è discordia, che io porti l'Unione.
Dove è dubbio, che io porti la Fede.
Dove è errore, che io porti la Verità.
Dove è disperazione , che io porti la Speranza.
Dove è tristezza, che io porti la Gioia.
Dove sono le tenebre, che io porti la Luce.
Oh Maestro, fa che io non cerchi tanto :
Ad essere consolato, quanto a consolare.
Ad essere amato quanto ad amare .
Poichè :
Si è : Dando, che si riceve ;
Perdonando, che si è perdonati ;
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna

 

San Francesco d'Assisi


ABITI PRIMA COMUNIONE

MARTEDI 12 FEBBRAIO, ORE 16, PRESSO I LOCALI DELLA PARROCCHIA, SARA' POSSIBILE INCONTRARE IL SARTO PER LA SCELTA DEGLI ABITI DI PRIMA COMUNIONE. I GENITORI INTERESSATI SONO TUTTI INVITATI.

Il cuore più bello del mondo!

C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti glielo ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse:
«Beh, a dire il vero... il tuo cuore è molto meno bello del mio».
Quando lo mostrò, aveva puntati addosso gli occhi di tutti: della folla e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dalle quali erano stati asportati dei pezzi e rimpiazzati con altri, ma non combaciavano bene, così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello. Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere:
«Starai scherzando! - disse - Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime».
«È vero!», ammise il vecchio. «Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi e così ho qualche bitorzolo, a cui però sono affezionato: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che ho provato anche per queste persone...e chissà? Forse un giorno ritorneranno e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia il vero amore?».

Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Poi il vecchio aggiunse:
«Se la nota musicale dicesse: "Non è la nota che fa la musica... "Non ci sarebbero le sinfonie.
Se la parola dicesse: "Non è una parola che può fare una pagina..." Non ci sarebbero i libri.
Se la pietra dicesse: "Non è una pietra che può alzare un muro..." Non ci sarebbero case.
Se la goccia d'acqua dicesse: "Non è una goccia d'acqua che può fare un fiume..." Non ci sarebbero gli oceani.
Se l'uomo dicesse: "Non è un gesto d'amore che può rendere felici e cambiare il destino del mondo..." Non ci sarebbero mai né giustizia, né pace, né felicità sulla terra degli uomini».

Dopo aver ascoltato, il giovane guardò il suo cuore, che non era più il cuore più bello del mondo, eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui.

... l'uomo guarda l'apparenza; il Signore guarda il cuore!

Dai il meglio di te..

 
 
Dai il meglio di te...

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA' IL BENE
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI
Il bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA' IL BENE
L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI
Se aiuti la gente, se ne risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA
Da' al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DA' IL MEGLIO DI TE

3FEBBRAIO 2008 : GIORNATA NAZIONALE DELLA VITA

SERVIRE LA VITA

Sito CEI - “I figli sono una grande ricchezza per ogni Paese: dal loro numero e dall’amore e dalle attenzioni che ricevono dalla famiglia e dalle istituzioni emerge quanto un Paese creda nel futuro. Chi non è aperto alla vita, non ha speranza. Gli anziani sono la memoria e le radici: dalla cura con cui viene loro fatta compagnia si misura quanto un Paese rispetti se stesso”. Si apre così il Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente in occasione della 30ª Giornata nazionale per la vita dal titolo “Servire la vita” che sarà celebrata il 3 febbraio 2008. “La vita ai suoi esordi, la vita verso il suo epilogo. La civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di servire la vita – prosegue il Messaggio -. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori. Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si promuove la responsabilità nella maternità e nella paternità. Responsabilità significa considerare i figli non come cose, da mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori; ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere stati educati alla libertà e alla responsabilità, capaci di prendere in mano la propria vita”.

Vai al messaggio

PROGRAMMA CARNEVALE 2008

Come ogni anno, anche per il carnevale 2008 tutti i bambini ( e non!!) sono invitati a partecipare alla sfilata in maschera per le vie del paese che avrà per tema IL CIRCO.

L'appuntamento è fissato per martedi 5 febbraio alle ore 14.30 in piazza San Giuseppe. Dalla piazza si partirà in sfilata fino al Santuario di Maria SS di Porto Salvo dove vi sarà un momento ricreativo animato dalle catechiste ( e non). Tra giochi, canti, balli e l'esibizioni dei piccoli dilettanti, si disputerà anche il concorso per la MASCHERA PIù ORIGINALE. Il pomeriggio si concluderà con la meRenda gentilmente offerta dai genitori. Dolci e bibite potranno essere portati direttamente al Santuario dai genitori dopo aver accompagnato i bambini in piazza.

VI ASPETTIAMO NUMEROSI

 

SAN VALENTINO

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Valentino da Interamna  è stato un vescovo e martire cristiano italiano. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e successivamente dalla Chiesa anglicana: è considerato patrono degli innamorati e della città di Terni. Sue reliquie, si trovano in Sardegna presso la chiesa di Ozieri, in Umbria a Terni, suo paese d'origine, presso la Basilica di San Valentino e a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza, presso il Convento dei Cappuccini.

Fu convertito al cristianesimo ed ordinato vescovo da San Feliciano di Foligno nel 197. San Valentino patì il martirio anche per aver unito in matrimonio, una giovane credente cristiana ed un legionario romano di religione pagana. Valentino contravvenne quella che era la regola del tempo, ossia l'impossibilità di conciliare religioni diverse. È commemorato nel Martirologio romano il 14 febbraio. Le sue spoglie furono sepolte sulla collina di Terni dove sorge la basilica in cui sono attualmente custodite, racchiuse in una teca; accanto, una statua d'argento reca la scritta: San Valentino patrono dell'amore.

La festa di San Valentino venne istituita un paio di secoli dopo la morte di Valentino, nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità (i lupercalia dedicati al dio Luperco) una ispirata al messaggio d'amore diffuso dall'opera di San Valentino. Tale festa ricorre annualmente il 14 febbraio ed oggi è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo.

Sono molte le leggende, entrate a far parte della cultura popolare, su episodi riguardanti la vita di Valentino da Interamna:

  • una leggenda narra che Valentino, graziato ed "affidato" ad una nobile famiglia, avrebbe compiuto il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo carceriere, Asterius: Valentino, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d'addio che si chiudeva con le parole: dal vostro Valentino ....
  • un'altra narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani si allontanarono riconciliati.
  • secondo un altro racconto popolare, Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia, gravemente malata, e il centurione romano Sabino; l'unione era ostacolata dai genitori di lei ma, chiamato dal centurione al capezzale della giovane morente, Valentino battezzò dapprima il giovane soldato e quindi lo unì in matrimonio alla sua amata, prima che entrambi cadessero in un sonno profondo.

DON BOSCO

 

 

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Straordinario educatore e indimenticabile parroco, Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 in una famiglia contadina poverissima a Becchi Castelnuovo d'Asti (oggi rinominata Castelnuovo Don Bosco). Rimasto orfano di padre a soli due anni matura la vocazione sacerdotale fin da subito.

Nel 1841, giovane prete, arriva a Torino e comincia ad esplorare la città per farsi un'idea delle condizioni morali dei giovani. Ne rimane sconvolto. Ragazzi che vagabondano per le strade, disoccupati, sbandati e depressi pronti a qualsiasi cosa. Rimane inoltre profondamente impressionato dal constatare come tanti di quei ragazzi prendano da subito la via delle patrie galere. Capisce che non può rimanere indifferente a tutto ciò e decide di agire per cercare di sanare, come può, la difficile situazione.

Aiuta dunque i ragazzi a cercare lavoro, si prodiga per ottenere condizioni migliori a chi è già occupato e fa scuola ai più intelligenti. Nasce così nella periferia torinese il primo oratorio.
Nell'aprile 1846 apre a Valdocco nella "casa Pinardi" un oratorio intorno al quale nascerà col tempo il grandioso complesso della casa-madre dei Salesiani.

Il problema di accogliere non per alcune ore bensì a tempo pieno ragazzi senza casa diventa fondamentale ma si apre un problema di natura finanziaria. Don Bosco diventa promotore in prima persona della sua iniziativa e si mette alla ricerca di fondi.

La prima benefattrice è la madre Margherita che vende tutto quello che possiede per sfamare i ragazzi. Tra i giovani che hanno don Bosco per padre e maestro, qualcuno gli chiede di "diventare come lui". Così nasce, con la cooperazione di don Rua e di don Cagliero, la "Società di
San Francesco di Sales" che darà vita all'omonimo ordine dei Salesiani. I Salesiani danno ai giovani non solo pane e una casa, ma procurano loro istruzione professionale e religiosa, possibilità di inserirsi nella vita sociale e buoni contratti di lavoro.

Don Bosco diventa col tempo una figura di rilievo nazionale. Uomo di straordinaria intelligenza, tanto da essere spesso consultato da Papa Pio IX, era dotato di "poteri" quasi sovraumani e forse, per chi crede, di natura divina (ad esempio, ripeteva fedelmente intere pagine di libri dopo averle lette una sola volta), Don Giovanni Bosco rimase sempre altrettanto straordinariamente una persona umile e semplice.

Nel 1872, instancabile, fonda la Congregazione femminile delle figlie di Maria Ausiliatrice, detta delle Suore Salesiane.

Pochi anni dopo, è il 31 gennaio 1888 quando si spegne a Torino, circondato dal cordoglio di tutti quelli che lo avevano conosciuto, lasciando dietro di sé una scia luminosa di opere concrete e di realizzazioni.

Don Bosco venne dichiarato venerabile nel 1907, Beato nel 1929 e Santo nel giorno di Pasqua, 1 aprile 1934. Il 31 gennaio 1958
Pio XII, su proposta del Ministro del Lavoro in Italia, lo ha dichiarato "patrono degli apprendisti italiani".