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日志


Epifania del Signore

 
Cristo rischiari le tenebre di questa afflitta Terra

Celebriamo oggi la solennità dell’Epifania, ovvero della manifestazione di Gesù Cristo a tutto il mondo. Con la venuta dei Magi alla Grotta di Betlemme lo spazio e l’orizzonte della redenzione non è limitato più ad Israele e alla Palestina, ma al mondo intero. Il Bambino Gesù è il Salvatore di tutti e a Lui possono far riferimento popoli, culture, nazioni, religioni di tutta la terra e trovare in Lui la fonte stessa della verità e della vera felicità.
L’Epifania è la festa della fede, simboleggiata nella stella cometa che guida i sapienti dell’Oriente ad andare verso Cristo. In tempi di disorientamento generale, come è il nostro tempo, Gesù rappresenta, con il suo messaggio di amore, giustizia, verità e pace, l’unica possibilità di orientare il cammino individuale e dell’intera umanità verso i valori essenziali e le cose che contano davvero in questo mondo. Si tratta solo di riconoscere in Cristo il Re, il Sacerdote, Colui che ha fatto dei diversi popoli un solo grande popolo nell’unità della fede e della verità e che è il salvatore del mondo.
L’Apostolo Paolo mette al centro della riflessione del brano odierno della sua Lettera agli Efesini proprio la missione di Gesù Cristo. In Gesù Cristo tutti i popoli della terra sono chiamati all’unità nella fede, nella speranza e nella carità. Nessun è escluso preventivamente e pregiudizialmente dalla comunione con Cristo in questo mondo e nell’eternità. In ragione di questa prospettiva messianica, il cristiano fa proprio il messaggio che ci viene dalla parola di Dio di questa solennità e che nella prima lettura ci presenta uno dei brani del profeta Isaia tra i più belli e ricchi di contenuti religiosi, di autentica speranza e di universalità di pace e di bene. Bisogna rivestirsi della luce, ovvero della fede-speranza per andare incontro al Signore in questo tempo segnato da tanto buio e da tante tenebre.
A rischiare le notti di questi giorni non sono le stelle del cielo o la luna, ma i razzi e le bombe che sorvolano la terra di Gesù ed uccidono persone, bambini. Quanta amarezza nel nostro cuore, anche in questa Epifania del Signore, in questa festa della manifestazione di Dio a tutta l’umanità, in questa nuova teofania che dovrebbe affratellare le genti di tutta la terra. E invece proprio nella Terra Santa le tenebre dell’odio e della guerra tra due popoli e nazioni diverse calano su questa giornata che cristianamente ci indica la via di Dio accolta anche da chi di Dio non sapeva nulla, come i saggi venuti dall’Oriente e guidati alla grotta di Gesù da quella stella cometa che dovrebbe essere il faro di luce per tutti gli esseri umani di tutti i tempi e di tutte le nazioni.
Questa bellezza dell’Epifania, questa sua insita luminosità che già ci proietta alla luce della risurrezione di Cristo, tanto da essere definita Pasqua-Epifania, possa trovare accoglienza nel cuore di ognuno di noi, meditando profondamente sul testo del vangelo odierno, che ci racconta della venuta dei Magi a Betlemme. Chi ha incontrato davvero Cristo nella fede e nella vita, come i Magi, cambia strada per non incrociare sulla propria via coloro che vogliono uccidere la speranza, distruggere la vita, dissacrare ogni cosa che è espressione di una fede grande nel Signore, simboleggiata da quel Re Erode che pur di uccidere Cristo, appena nato, non esita a fare una strage, quella degli innocenti. Una strage che continua ancora oggi, stranamente proprio in quei luoghi dove è nato, vissuto e morto Gesù, perché a morire sotto le bombe assassine delle parti in guerra sono sempre più numerosi i bambini ed intere famiglie.
Oggi che celebriamo la giornata mondiale dell’infanzia missionaria si abbia a cuore ciò che veramente i bambini di tutto il mondo, anche nel nostro mondo occidentale si attendono da questa giornata: essi vogliono solo pace, amore, unità familiare e del genere umano. Questo è possibile se non si esclude dal proprio orizzonte Gesù Cristo, ma come i Magi ci si incammina nella fede e nella speranza di incontrarlo in questo mondo, nell’attesa di incontrarlo nel Regno dei cieli.
Perciò possiamo pregare con la stessa orazione che eleveremo al Signore all’inizio della santa messa di questo giorno solenne: O Dio, che in questo giorno, con la guida della stella, hai rivelato alle genti il tuo unico Figlio, conduci benigno anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria. Amen.

padre Antonio Rungi

VERSO L’INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

 
DIVENTARE genitori dà una felicità che non ha eguali. La mamma ed il papà sono al colmo della loro gioia mentre tengono tra le braccia il loro piccolo o la loro piccola. Il loro compito è appena iniziato, hanno con loro un piccolo essere, già pieno di potenzialità che essi faranno emergere con la crescita. I genitori, poi, hanno anche tanto di bello da insegnargli, trasmettendogli tutta la loro esperienza, mostrandogli tutto il loro buon esempio.
Tutto questo lavoro si chiama educazione. L’educazione è il più alto incarico che possa essere affidato ad una persona. I genitori lo iniziano sin dal concepimento del loro bambino e proseguiranno per tutta la vita. Santuario di Guadalupe. Città del Messico (Giovanni Paolo II, luglio 2002). Se il papà e la mamma desiderano il meglio per i loro figli saranno allora generosi nello spendersi per lui formandolo ai valori umani e cristiani. Su questo tema la Chiesa pone l’attenzione nell’Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolge dal 16 al 18 gennaio a Città del Messico.
Le famiglie di tutto il mondo si soffermano sul compito affascinante, ma anche assai impegnativo che è quello della formazione di una persona. Per educare un figlio i genitori – oggi più che mai in questa società – hanno bisogno di forza, saggezza e vero amore. Dove trovare questi doni? Dove rivestirsi di queste qualità? Senza dubbio nel sacramento del Matrimonio che hanno ricevuto. In quella grazia soprannaturale c’è tutto per affrontare la meravigliosa avventura.

 

Luca Pasquale

Santo Stefano Primo martire

 
La celebrazione liturgica di s. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio. Così al 26 dicembre c’è s. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 s. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i ss. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme.
Del grande e veneratissimo martire s. Stefano, si ignora la provenienza, si suppone che fosse greco, in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse; il nome Stefano in greco ha il significato di “coronato”. Si è pensato anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica; certamente fu uno dei primi giudei a diventare cristiani e che prese a seguire gli Apostoli e visto la sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme.
Gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7 narrano gli ultimi suoi giorni; qualche tempo dopo la Pentecoste, il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e sorsero anche dei dissidi fra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica, perché secondo i primi, nell’assistenza quotidiana, le loro vedove venivano trascurate.
Allora i dodici Apostoli, riunirono i discepoli dicendo loro che non era giusto che essi disperdessero il loro tempo nel “servizio delle mense”, trascurando così la predicazione della Parola di Dio e la preghiera, pertanto questo compito doveva essere affidato ad un gruppo di sette di loro, così gli Apostoli potevano dedicarsi di più alla preghiera e al ministero. La proposta fu accettata e vennero eletti, Stefano uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia; a tutti, gli Apostoli imposero le mani; la Chiesa ha visto in questo atto l’istituzione del ministero diaconale.
Nell’espletamento di questo compito, Stefano pieno di grazie e di fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo ma attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto.
Nel 33 o 34 ca., gli ebrei ellenistici vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”.
Gli anziani e gli scribi lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno, distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”.
E alla domanda del Sommo Sacerdote “Le cose stanno proprio così?”, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, il più lungo degli ‘Atti degli Apostoli’, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti, l’avvento del Giusto, ma gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore.
Rivolto direttamente ai sacerdoti del Sinedrio concluse: “O gente testarda e pagana nel cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l’avete osservata”.
Mentre l’odio e il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”.
Fu il colmo, elevando grida altissime e turandosi gli orecchi, i presenti si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre, i loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro Apostolo delle Genti, s. Paolo), che assisteva all’esecuzione.
In realtà non fu un’esecuzione, in quanto il Sinedrio non aveva la facoltà di emettere condanne a morte, ma non fu in grado nemmeno di emettere una sentenza in quanto Stefano fu trascinato fuori dal furore del popolo, quindi si trattò di un linciaggio incontrollato.
Mentre il giovane diacono protomartire crollava insanguinato sotto i colpi degli sfrenati aguzzini, pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, “Signore non imputare loro questo peccato”.
Gli Atti degli Apostoli dicono che persone pie lo seppellirono, non lasciandolo in preda alle bestie selvagge, com’era consuetudine allora; mentre nella città di Gerusalemme si scatenò una violenta persecuzione
contro i cristiani, comandata da Saulo.

UN NATALE ALTERNATIVO

 

NELL’ATTUALE nostra società il sistema consumistico si è impadronito del Natale, della festa più intimamente religiosa, e ne ha fatto una festa rozzamente materialistica e commercialmente redditizia, svuotandola del suo vero senso.

Proprio in questa occasione emerge la verità di chi intende essere cristiano e non vuole «conformarsi alla mentalità di questo secolo» (Cfr Rm 12,2), di chi non vuole essere schiavo del consumismo. Il cristiano è una persona che va contro-corrente. E quindi celebra un Natale alternativo.

Per il cristiano il Natale è la festa della venuta del Signore in mezzo agli uomini, è la festa della manifestazione dell’amore di Dio («Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» Gv 3,16), di un Dio che si spoglia della sua onnipotenza e si riveste di debolezza, di un Dio che «svuotò se stesso» (Fil 2,7) assumendo la precaria natura umana, di un Dio che attira il nostro cuore con la tenerezza di un bambino.

Un Dio che «da ricco che era si è fatto povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà» (Cfr 2Cor 8,9). La nascita povera di Gesù è il segno della sua povertà radicale, che è il suo farsi uomo, mortale. Attraverso questa sua povertà ci ha arricchito della partecipazione alla sua vita divina. Alla luce di questa fede scopriamo la presenza di Cristo povero nei poveri della nostra società. È là che Egli ci attende.Mons. Giuseppe Greco
   

A Maria Immacolata


Maria Immacolata
capolavoro di bellezza e di grazia,
benedetta fra tutte le donne,
innamoraci della bellezza divina
e chiedi per noi di essere resi immacolati
da quell'amore di Dio che ti fece Immacolata.
Accoglici nel tuo cuore
come all'annuncio dell'Angelo
hai accolto il Verbo di Dio.
Con amore di Madre
generaci alla vita vera,
difendici dal male,
formaci alla tua scuola,
e nel cammino della fede,
giudaci con te alla meta.
Plasma in noi un cuore simile al tuo,
che sappia custodire e vivere le parole di Gesù,
ascoltare con docilità la voce dello Spirito,
adempiere con gioia il volere di Dio.
Noi ci doniamo interamente a te
perchè tu possa compiere in noi l'opera tua
facendoci diventare quello che siamo: figlie e figli tuoi,
altri Gesù
Amen

LE LETTERE DI PAOLO

 
DELL’APOSTOLO Paolo ci sono giunte 13 lettere (la 14, agli Ebrei, non è sua). Costretto dalle circostanze, egli si vanta del suo lavoro apostolico,
delle rivelazioni, delle sofferenze subìte per Gesù (Cfr. 2 Cor 11,22-12,5), ma non si vanta mai delle sue Lettere. Ma esse sono quanto di più
prezioso egli ha lasciato in eredità alla Chiesa universale, sia per la fede, sia per le norme di vita cristiana. E questo l’ha potuto fare con
l’apostolato della penna, di cui ha sentito il bisogno e l’utilità, poiché così continuava a essere presente ai suoi fedeli con la sua "predicazione
scritta". San Paolo. Icona greca. Ricordiamo le 13 lettere di Paolo inviate alle comunità cristiane o ai suoi collaboratori: ai Romani, due ai Corinzi,
ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, due ai Tessalonicesi, a Filemone, due a Timoteo, una a Tito. Quattro sono dette "Lettere dalla
prigionia" (Colossesi, Efesini, Filippesi, Filemone), perché risultano scritte da una prigione, probabilmente da Roma. Tre lettere sono dette
"Lettere pastorali" (due a Timoteo e a Tito), perché scritte a "pastori": a Timoteo Paolo aveva affidato la chiesa di Efeso, e a Tito la chiesa
dell’isola di Creta.
 
Antonio Girlanda

Immacolata Concezione


 

L'Immacolata Concezione è un dogma cattolico, proclamato da papa Pio IX l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Il dogma non afferma solamente che Maria è l'unica creatura ad essere nata priva del peccato originale - e ciò fin da nove mesi prima della sua nascita, e cioè al momento del suo concepimento da parte di sua madre, Sant'Anna - ma aggiunge altresì che la Madre di Dio per speciale privilegio non ha commesso nessun peccato, né mortaleveniale, in tutta la sua vita.

Per sottolineare l'importanza del dogma la Chiesa cattolica ha fissato per l'8 dicembre la solennità dell'Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria.

L'8 settembre del 1857, papa Pio IX, ha inaugurato e benedetto a Roma (in Piazza di Spagna), il monumento dell'Immacolata.

Papa Pio XII, nel giorno dell'Immacolata Concezione, ha iniziato a inviare dei fiori come omaggio alla Vergine; il suo successore, papa Giovanni XXIII, nel 1958, lasciò il Vaticano e si recò personalmente in Piazza di Spagna per deporre ai piedi della Vergine Maria un cesto di rose bianche e successivamente fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore. Tale consuetudine è stata continuata anche dai papi Paolo VI, Giovanni Paolo II e oggi Benedetto XVI.

La visita in Piazza di Spagna, prevede un momento di preghiera, quale espressione della devozione popolare. L'omaggio all'Immacolata prevede il gesto della presentazione dei fiori, la lettura di un brano della Sacra Scrittura e di un brano della Dottrina della Chiesa cattolica, preghiere litaniche e alcuni canti mariani, tra cui il Tota pulchra.

Preghiera del Mattino


 
Signore, è l'alba
fà che io vada incontro nella pace
a tutto ciò che mi porterà questo giorno.
Fà che io mi consegni totalmente
alla tua volontà.
Qualunque notizia io riceva oggi,
insegnami ad accettarla nella quiete.
In tutti gli eventi inattesi,
non farmi dimenticare
che ogni cosa proviene da te!
Insegnami ad agire
senza contristare nessuno.
Signore insegnami a pregare,
a credere, a perseverare,
a soffrire, a perdonare...
e ad amare!

I 140 ANNI DELL’AZIONE CATTOLICA

 
 

140 anni dell’Azione Cattolica Italiana o meglio 100 (dalla nascita, 1868) più 40 (dalla scelta religiosa), così si è voluto sottolineare in questo festoso "compleanno" dell’Associazione cattolica più conosciuta in Italia. Una storia lunga, intensa, fatta di tante persone, di Santi e Beati, ma anche di gente comune, che nel loro silenzio hanno operato e continuano, con il passar del tempo, il mutare velocemente della società, a lavorare per un grande valore: l’Amore, ma anche lottare per un ideale, credere e sperare. Più di 100.000 persone si sono riunite a Roma, nel ponte di maggio, per ricordare e riconfermare il proprio "sì
Il 4 maggio, il Papa ha accolto l’Azione Cattolica Italiana nella bella piazza San Pietro, definendola un "cenacolo a cielo aperto", nel giorno dell’Ascensione: Gesù disceso e asceso per portare l’uomo a Dio. Il Papa incoraggia i fedeli a continuare questa "storia" con coraggio e impegno ricordando il mandato di Giovanni Paolo II, a Loreto, nel 2004: contemplazione, comunione e missione; invita a farsi testimoni, seguendo l’esempio dei Santi.

Letizia Battaglino

GESÙ BAMBINO

 


L'INFANZIA di Gesù è stata raffigurata dall’inizio della Chiesa. I cristiani pregano il Figlio di Dio fatto uomo e ricordano, come programma di vita, le parole: «Imparate da me che sono mite ed umile di cuore. Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli».
L'’amore per l’umanità e l’infanzia di Gesù ha segnato Teresa di Gesù († 1582) e Giovanni della Croce († 1591), che l’hanno trasmesso ai Carmelitani Scalzi. Celebre è la statuina di Gesù Bambino di Praga, donata ai frati di quella città nel 1628 dalla principessa P. Lobkowitz, che lo raffigura in abiti regali esprimendo insieme la vera umanità e la divinità. Sempre nel Carmelo l’immagine fu venerata da Teresa di Lisieux († 1897), maestra dell’infanzia spirituale, e da Edith Stein († 1942), che si recò pellegrina a Praga e scrisse stupende pagine sulla regalità del Dio Bambino.
Il culto a Gesù Bambino giunge ad Arenzano nel 1900, con un quadretto esposto dai Carmelitani nella loro chiesetta: semplice atto di pietà che avviò uno straordinario movimento di devozione. L’afflusso crescente dei devoti motivò la costruzione del Santuario (1904-1908). Davanti a questa immagine, in questi cento anni di vita, un numero sempre crescente di persone ha elevato le sue preghiere ricevendo grazie, beneficio, conforto.