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Venerdì 10 luglio 2009DAL VANGELO SECONDO MATTEO
(Mt 10,16-23)
NON SIETE VOI A PARLARE, MA E' LO SPIRITO DEL PADRE VOSTRO
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: I sette peccati capitali - L'ACCIDIAIl dizionario così definisce l'accidia: "incuria, indolenza, prigrizia".
Nel linguaggio teologico si applicca alla pigrizia nelle cose spirituali, ma anche all'apatia ed inattività nel praticare il nostro Cristianesimo.
La Bibbia indica che il peccato di pigrizia genera un tipo negativo di vita stagnante ed improduttiva che rende le persone indegne di essere seguaci di Cristo. La pigrizia spirituale non è solo un peccato contro Dio, ma contro se stessi. Essa dà misura della distanza esistente tra quello che dovremmo essere e quello che realmente siamo.
La pigrizia annulla le occasioni favorevoli che si presentano nella nostra vita ed uccide l'anima. Non è necessario fare qualcosa di male per essere perduti. Basta essere pigri nei riguardi della propria anima. Nella parabola dei talenti il servo indolente viene castigato per non aver fatto nulla per far fruttare il talenti ricevuto. Anche il peccato principale delle vergine stolte non è l'immortalità, la menzogna o l'inganno, ma l'indolenza. Esse trascurano di fornirsi di olio e vengono condannate per la pigrizia e l'infedeltà. Come ha ben detto qualcuno: "Non è quello che fai, amico, ma quello che lasci incompiuto che ti addolora al calar del sole".
La parola di incoraggiamento che avremmo potuto rivolgere ad un amico abbattuto, l'atto servizievole che avrebbe potuto rendere più leggero il carico di qualcuno, quel pò di denaro spinto amorevolmente nella mano del bisognoso, rappresentano le cose trascurate che procurano il rimorso e privano gli altri dell'aiuto di cui hanno bisogno. Quando per pigrizia non compiamo quell'atto di amore, risuonano alle nostre orecchie le parole di condanna di Gesù: "In quanto non l'avete fatto ad uno di questi piccoli, non l'avete fatto neppure a me".
Molte persone mostrano pigrizia quando si tratta di andare in chiesa. Amano dormire a lungo la domenica o fare una gita in macchina. Ad altre piace restare sedute a casa ed ascoltare la messa trasmessa in tv e pensano così di assolvere ai propri doveri religiosi.
Altri invece dimostrano pigrizia nella loro vita di preghiera preferendo prolungare il sonno al mattino, senza che così si possa disporre di almeno dieci minuti per pregare il Signore. Non prepariamo la nostra mente per il tempo che dobbiamo trascorrere in preghiera. Concediamo a Dio qualche momento libero o gli ultimi istanti prima di andare a letto.
Molti ancora sono pigri nella lettura della Bibbia. La Parola di Dio insegna a desiderare il "puro latte spirituale" per crescere verso la salvezza. Il salmista amava meditare la legge di Dio giorno e notte e le parole di Dio erano come miele per il suo cuore. Molti sono privi di ogni gioia: questo avviene perchè non attingono alla ricchezza delle Scritture.
Altri ancora sono pigri nella testimonianza cristiana. Da quanto tempo non parlate di Cristo ad una persona? Ogni giorno veniamo a contatto con persone che hanno bisogno di conoscere la salvezza di Gesù e tuttavia mai una parola sfugge dalle nostre labbra per cercare di concquistarle a Cristo.
Il peccato di pigrizia e la colpevole negligenza spirituale contribuiscono a popolare l'inferno quanto i più terribili ed odiosi peccati. Il peggiore effetto della pigrizia è il privare l'uomo della ragione spirituale, della forza della decisione cristiana. Egli può evidentemente assentire mentalmente alla verità, può perfino conoscere la dottrina religiosa, ma è incapace di un'azione positiva. La strada gli è chiara, ma la pigrizia intorpidisce la sua volontà impedendogli qualsiasi assunzione di responsabilità.
La vita eterna è alla portata di tutti. Il Salvatore è vicino a noi nella misura nella quale la nostra volontà cede a Lui. Solo lo spirito pigro ed ostinato è il più grande ostacolo che si frappone al Suo ingresso nel nostro cuore.
Fonte: Gazzetta del sud
UMANIZZARE LE "NUOVE TECNOLOGIE"LA comunicazione odierna è fortemente segnata dalla rapidità e dal continuo perfezionamento del ciclo di innovazione tecnologica che, se da un lato esige la fatica di una continua e affannosa rincorsa all'aggiornamento, dall’altro offre nuovi spazi comunicativi e nuovi modi di rapportarci agli altri. Flickr, msn, avatar sono solo gli ultimi termini che abbiamo dovuto imparare a conoscere per sentirci in tono con quello che succede. Fermo restando che non abbiamo ancora del tutto assimilato parole come: Youtube, mp3, ipod, chatroom, blog, sms, mms, tag. Personalmente sono stato sempre molto incuriosito dalle potenzialità, e dai pericoli dell’avatar. Questo termine deriva dalla religione Hindu. Nel mondo della Rete sta ad indicare più semplicemente l’aspetto e l’identità assunta nei giochi o nelle chat grafiche. Più estensivamente l’avatar è l’alter ego virtuale di una persona. Con questa tecnica, ad esempio, quasi sette milioni di persone si sono create oggi su Internet una vita parallela a quella reale, vivono cioè una "seconda vita" sociale – che magari ritengono rispecchi meglio le proprie potenzialità mai attuate nella vita reale – negli esercizi commerciali, nei caffè, nelle strade e nelle piazze virtuali di "Second Life". Ma, come si può facilmente intuire, anche questi nuovi mezzi, pur capaci di attivare circuiti multidirezionali di comunicazione, oltre a creare un divario tra la parte tecnologicamente istruita del Paese e quella che non ha accesso all’alfabetizzazione informatica, non sono scevri da concreti pericoli di devianze sociali importate tali e quali dal mondo reale. Da qui nasce l’invito del Papa, nel messaggio della giornata odierna delle comunicazioni sociali, a vigilare sulla responsabilità che siamo tutti chiamati ad assumerci quando ci immergiamo nei mondi virtuali delle nuove tecnologie. Tra queste ce ne sono alcune che ci riguardano da vicino, come il cellulare, la Rete, Youtube, i blogs. L’invito è di usarle come strumenti positivi che promuovono l’uomo e la vita, incoraggiano il rispetto di noi stessi e di chi ci sta accanto, favoriscono l’amicizia e il dialogo. Tarcisio Cesarato, massmediologo Ai fanciulli di prima comunione
Domani, 10 maggio 2009,
la nostra comunità vivrà uno dei momenti più importanti tra quelli che scandiscono la vita parrocchiale. Si presenterà,infatti, alla Mensa del Signore, il primo gruppo di fanciulli che, quest'anno riceverà la prima comunione aprendo la strada ai gruppi delle successive tre domeniche.
Il parroco,le catechiste, i genitori e ogni singolo parrocchiano hanno, in questi anni di preparazione, contribuito a far acquisire la gioia e la consapevolezza che domani accompagnerà questi fanciulli sull'altare.
L'augurio che vogliamo fare a questi fanciulli e alle loro famiglie,in questo giorno di festa, è che questa stessa gioia e questa stessa consapevolezza li accompagni per tutta la vita essendo per loro sostegno nelle scelte e conforto nei momenti difficili.
L'intera comunità di San Giuseppe gioisce con voi e per voi.
Il fabbro preso a martellate dalla vita
Si racconta di un fabbro che, dopo una gioventù piena di vizi, decise di dare una svolta alla sua inutile esistenza: Dio divenne l'unico punto di riferimento della sua vita. Per molti anni lavorò con onestà e correttezza, praticò il bene ed il senso del dovere; però, malgrado tutta questa sua dedizione, sembrava che nulla andasse per il verso giusto nella sua vita, al contrario, i suoi problemi ed i suoi debiti crescevano di giorno in giorno.
una bellissima sera, un amico che era andato a trovarlo, e che provava compassione per questa sua situazione difficile, gli disse: "E' realmente molto strano che, dopo aver deciso di cambiare la tua vita e diventare un uomo timorato di Dio, non te ne vada una dritta...".
Il fabbro non rispose subito, aveva riflettuto su queste cose parecchie volte, senza capire il senso di quanto stava accandendo nella sua vita, però, siccome voleva rispondere al suo amico, cominciò a parlare e finì per trovare la spiegazione che cercava.
Ecco cosa disse il fabbro: "In questa officina io ricevo il ferro prima di essere lavorato e devo trasformarlo in spade. Sai tu come si fanno le spade? Prima si scalda il ferro ad una caloria infernale fin che non diventa di un rosso vivi, subito dopo, senza nessuna pietà, prendo la mazza più pesante che ho e comincio a martellarlo parecchie volte finché il pezzo non prende la forma desiderata; subito dopo lo immergo dentro un secchio pieno di acqua fredda e tutta l'officina si riempe di rumore e di vapore, perchè il pezzo molto caldo immerso nell'acqua fredda scoppietta a causa del repentino cambiamento di temperatura. E devo ripetere quest'operazione parecchie volte se voglio ottenere una lama perfetta, una sola volta non è sufficiente!".
Il fabbro fece una lunga pausa e poi proseguì: " A volte il ferro che ho tra le mie mani non sopporta questo trattamento. Il calore, le martellate e l'acqua fredda lo riempiono di screpolature. Ed è in questo momento che mi rendo conto che mai si trasformerà in una bella lama di spada ed è allora che lo butto in una montagna di ferri vecchi che tu vedi all'ingresso della mia officina".
Fece un'altra pausa ed il fabbrò così terminò: "So che Dio mi sta mettendo nel fuoco della sofferenza. Accetto le martellate che la vita mi dà ed a volte mi sento tanto freddo ed insensibile come l'acqua che fa soffrire l'acciaio. Però, l'unica cosa che penso è: Dio mio, non smettere, fintanto che non riesco a prendere la forma che ti aspetti da me. Fammela prendere nella maniera che ti sembra migliore, impiegaci tutto il tempo che vuoi, però per favore, non mi buttare mai nel mucchio dei ferri vecchi che non servono più a niente!". |
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Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno...
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